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Pensieri ossessivi e disturbi d’ansia.

Uno dei sintomi più comuni dei disturbi d’ansia sono i pensieri ossessivi negativi. L’ansia rende quasi impossibile smettere di fissarsi su delle cose a cui non vorremo pensare. Questi pensieri sono raramente positivi, sono spesso legati alle tue paure o ad emozioni angoscianti, e in molti casi, la presenza del pensiero stesso provoca ulteriore ansia e porta ad ulteriori ossessioni.

I pensieri ossessivi sono il sintomo distintivo del disturbo ossessivo-compulsivo, ma ci sono tipi di pensieri “ossessivi” che sono presenti in una varietà di disturbi d’ansia che non necessariamente causano una diagnosi di DOC (disturbo ossessivo-compulsivo). Di seguito, vedremo alcuni esempi di questi pensieri ossessivi e di come essi influiscano su di te.

Tutti i tipi di ansia possono portare a pensieri ossessivi

L’idea di “ossessione” è che non puoi concentrarti su qualcosa di diverso da quel pensiero specifico, e non importa quanto tu ci provi, non puoi distrarti. Molte persone che non hanno disturbi d’ansia sperimentano tali pensieri ossessivi. Ad esempio, durante la tua prima cotta provata alle scuole superiori potresti aver provato pensieri ossessivi. L’affetto del tuo amato diventava tutto ciò a cui riuscivi a pensare.

Ma quando questi pensieri sono negativi e causano ansia e stress, allora è altamente probabile che tu abbia un disturbo d’ansia.

Le ossessioni del disturbo ossessivo compulsivo

Per poter diagnosticare il disturbo ossessivo-compulsivo è necessaria la presenza di pensieri ossessivi . Questi pensieri ossessivi sono spesso di natura violenta, sessuale, blasfema, o comunque che creano paura. Il pensiero può cambiare a seconda della situazione ma una volta che sono entrati nella tua mente, farai tutto il possibile per sbarazzartene.

Ecco alcuni esempi di pensieri ossessivi:

  • La paura di ammalarsi.
  • Il timore di essere contaminati da sporcizia.
  • L’immagine di ferire una persona cara o un estraneo.
  • La fissazione su qualche tipo di atto sessuale aggressivo.
  • La necessità di organizzazione o mettere gli oggetti in simmetria.
  • La preoccupati per piccole cose (ho chiuso a chiave la porta, ecc.).
  • Timore di essere omosessuali.
  • Timore di non amare il proprio partner.

Si noti che alcuni di questi pensieri sono ovviamente molto più angoscianti di altri. Ci sono alcune persone che hanno fantasie indesiderate su omicidio o stupro, mentre altre possono semplicemente temere costantemente di non aver spento la stufa. Ma una cosa che hanno tutti in comune è che causano un disagio significativo, e che una volta che il pensiero entra nella mente di una persona, diventa difficile uscirne.

Questo è ciò che provoca le compulsioni. Le compulsioni sono l’azione che la persona mette in atto per ridurre il pensiero ossessivo. Quando la persona teme i germi (ossessione), potrebbe aver bisogno di lavarsi le mani ripetutamente (compulsione). Quando la persona teme che la porta sia aperta (ossessione), potrebbe aver bisogno di verificarne la chiusura tre o più volte (compulsione) per placare quel timore.

Nel disturbo ossessivo compulsivo, queste ossessioni sono semplicemente pensieri indesiderati ed è altamente improbabile che si trasformino in una azione vera e propria.

È fondamentale ricordare che l’ansia genera naturalmente questi pensieri negativi. Il modo in cui l’ansia altera la chimica del tuo cervello rende molto difficile focalizzarsi sui pensieri positivi o su obiettivi futuro, e quindi non è colpa tua se non puoi distrarti da questi pensieri.

Più provi a fermarli… più ritornano.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che sforzarsi troppo per “non” pensare a qualcosa può effettivamente farti pensare di più. Questo perché quando ti concentri sull’evitare un pensiero, stai ricordando al tuo cervello che il pensiero esiste, piuttosto che dimenticarlo semplicemente e andare avanti. È un modo paradossale di funzionamento del cervello.

Questo rappresenta un problema complesso per coloro che si devono sbarazzare di pensieri ossessivi da DOC. Se si prova troppa vergogna o paura per questi pensieri, cercheranno di non averli; e questo farà sì che abbiamo ancora più pensieri, lasciandoci intrappolati in un circolo vizioso.

Pensieri ossessivi in ​​altri disturbi d’ansia

È anche possibile sviluppare pensieri ossessivi associati ad altri disturbi d’ansia. Generalmente, questi non saranno così gravi o travolgenti come i pensieri nel disturbo ossessivo compulsivo, e probabilmente non svilupperai compulsioni come risultato, ma ci sono spesso alcune somiglianze tra entrambi i disturbi. Sarà il tuo psicologo a diagnosticare quali sintomi stai provando.

Ecco alcuni esempi di disturbi d’ansia con ossessioni:

Disturbo di panico. Coloro che soffrono di attacchi di panico possono sviluppare ipocondria o fobie per la salute. Possono anche temere gli attacchi di panico a tal punto che è tutto ciò a cui pensano. Gli attacchi di panico sono intensi sentimenti di ansia spesso accompagnati da mancanza di respiro, battito cardiaco accelerato, sudorazione, e paura che qualcosa di terribile stia accadendo.

Disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Le persone con il PTSD spesso si trovano a pensare ossessivamente ed eccessivamente riguardo al trauma che hanno vissuto o alla convinzione che l’evento traumatico si ripresenterà.

Fobie. Chi è affetto da fobie molto gravi può iniziare a pensare sempre più intensamente all’oggetto che provoca paura. Ad esempio, controllare i vestiti insistentemente cercando la presenza di ragni può rappresentare un’ossessione per la fobia.

Fobia sociale. Le persone che soffrono di fobia sociale si preoccupano eccessivamente di provare imbarazzo in situazioni sociali. In alcuni casi può essere un pensiero di qualcosa che è già accaduto, mentre in altri potrebbe essere pensare a cosa mi potrebbe accadere in futuro di imbarazzante.

Disturbo d’ansia generalizzato (GAD). Il GAD è un disturbo legato a numerose preoccupazioni. Ad esempio, preoccuparsi che tuo figlio sia in pericolo mentre è al college, oppure preoccuparsi per le finanze e per le relazioni sentimentali. Queste eccessive preoccupazioni possono prendere la forma di pensieri ossessivi se la loro presenza diventa persistente.

Quindi, mentre in generale il pensiero ossessivo è considerato il problema principale per chi è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo, è qualcosa che può comunque influenzare anche altri tipi di disturbi d’ansia.

dipendenza da videogiochi Disturbi

Dipendenza da videogiochi: sintomi e cura.

La dipendenza da videogiochi

Come posso capire se mio figlio è dipendente dai videogiochi? Quali sono i sintomi di della dipendenza da gioco? Come posso sconfiggere il gioco compulsivo? Queste alcune domande che spesso vengo poste ad uno psicologo per quanto riguarda la dipendenza da videogame o Gaming disorder.

Sebbene non tutte le associazioni mediche lo riconoscano come un disturbo diagnosticabile, la dipendenza da videogiochi è un problema molto reale per molte persone (L’OMS lo ha inserito di recente nella classificazione dei disturbi ICD) . Secondo l’Università del New Mexico USA, studi recenti suggeriscono che dal 6 al 15 percento della popolazione dei giocatori mostra segni che potrebbero essere caratterizzati come dipendenza. Anche se questo disturbo può avere conseguenze significative per coloro che ne soffrono, i suoi segni e sintomi possono talvolta essere molto difficili da riconoscere.

Esistono diversi tipi di dipendenze per i videogiochi?

Esistono due tipi principali di videogiochi e quindi due tipi principali di dipendenze da videogiochi. I videogiochi standard sono generalmente progettati per essere giocati da un singolo giocatore e comportano un obiettivo o una missione chiara, come, ad esempio, il salvataggio di una principessa. La dipendenza in questi giochi è spesso legata al completamento di quella missione o al raggiungimento di un punteggio elevato o di uno standard predefinito.

L’altro tipo di dipendenza da videogioco è associato ai giochi multiplayer online. Questi giochi sono giocati attraverso internet con altre persone e creano dipendenza perché generalmente non hanno una fine. I giocatori con questo tipo di dipendenza amano creare e diventare temporaneamente un personaggio online. Spesso creano relazioni con altri giocatori online come una fuga dalla realtà. Per alcuni, questa comunità potrebbe essere il luogo in cui si sentono i più accettati.

Quali sono le cause della dipendenza da videogiochi?

Molte cause contribuiscono alla dipendenza da videogame. Uno dei motivi principali per cui i videogiochi possono diventare così avvincenti è che sono progettati per essere così. I progettisti di videogiochi, come chiunque altro stia cercando di realizzare un profitto, sono sempre alla ricerca di modi per convincere più persone a giocare. Ci riescono creando un gioco abbastanza impegnativo da farti tornare di più, ma non così difficile che alla fine il giocatore si arrende. In altre parole, il successo di un giocatore spesso sembra fuori portata. A questo proposito, la dipendenza da videogioco è molto simile a un altro disturbo più ampiamente riconosciuto: la dipendenza da gioco d’azzardo o ludopatia.

Quali sono i segni del problema della dipendenza da videogiochi?

Come con qualsiasi altra dipendenza, anche quella da videogiochi ha segnali di avvertimento. È importante sapere come riconoscere questi segni se tu o qualcuno a cui tieni è un appassionato giocatore. Secondo l’Illinois Institute for Addiction Recovery, questi sintomi possono essere sia emotivi che fisici.

Quali sono i sintomi emotivi della dipendenza da videogiochi

Alcuni dei segni o sintomi emotivi della dipendenza da videogiochi includono:

  • Sensazione di irrequietezza e/o irritabilità quando si è incapaci di giocare
  • Preoccupazione con pensieri di precedenti attività online o anticipazione della prossima sessione online
  • Mentire ad amici o a familiari per quanto riguarda il tempo trascorso a giocare
  • Isolamento dagli altri per passare più tempo a giocare

Sintomi fisici della dipendenza da videogiochi

Alcuni dei segni o sintomi fisici della dipendenza da videogiochi includono:

  • Sensazione di affaticamento e fatica nel fare le cose
  • Emicrania dovuta a intensa concentrazione o affaticamento degli occhi
  • Sindrome del tunnel carpale causata dall’uso eccessivo di un controller o del mouse del computer
  • Cattiva igiene personale

Quali sono gli effetti a breve e a lungo termine della dipendenza da videogiochi

Come qualsiasi altro disturbo compulsivo, la dipendenza da videogiochi può avere gravi conseguenze. Sebbene la maggior parte dei sintomi sopra elencati abbia effetti a breve termine, possono portare a ripercussioni a lungo termine più gravi se non affrontati correttamente. Ad esempio, qualcuno dipendente dai videogiochi spesso eviterà di dormire o mangiare pasti adeguati per continuare a giocare. Mentre gli effetti a breve termine possono includere fame e affaticamento, alla fine potrebbe portare a un disturbo del sonno o a problemi di salute legati all’alimentazione. Allo stesso modo, coloro che si isolano dagli altri per giocare ai videogiochi possono perdere eventi familiari, uscite con gli amici o altri eventi. Se questo continua a essere un modello per un lungo periodo di tempo, tuttavia, i giocatori potrebbero ritrovarsi senza amici e incorrere in quella che ultimamente viene chiamata sindrome da ritiro sociale o Hikikomori.

Altri effetti a lungo termine della dipendenza da videogames sono le conseguenze finanziarie, di studio e professionali coinvolte. I videogiochi e le attrezzature per videogiochi possono essere molto costosi, soprattutto quando si tiene conto di costi fissi come la connessione Internet ad alta velocità richiesta per i giochi multiplayer online. Questi giochi possono anche richiedere molto tempo, lasciando ai giocatori dipendenti meno tempo per concentrarsi sulla propria istruzione o carriera.

Depressione e dipendenza da videogiochi

Due studi recenti riguardanti i legami tra dipendenza da videogiochi e depressione hanno mostrato una correlazione allarmante tra i due. Se soffri di entrambe le condizioni, è importante cercare aiuto in una struttura di trattamento in grado di affrontare entrambi i problemi. Se si tenta di trattare la dipendenza da videogioco senza trattare la depressione sottostante, è più probabile che la dipendenza si ripresenti.

Doppia diagnosi: dipendenza da videogiochi e abuso di sostanze

Poiché la dipendenza da videogiochi è collegata a depressione, insonnia e una generale mancanza di preoccupazione per la propria salute, non sorprende che l’abuso di sostanze sia anche un problema per molti giocatori che soffrono di questo disturbo compulsivo. Per coloro che soffrono di dipendenza da videogiochi e di abuso di sostanze, un trattamento adeguato è indispensabile per il recupero. Se tu o qualcuno che conosci soffre attualmente di uno o entrambi questi disturbi, cerca immediatamente una guida professionale.

Esiste una cura per la dipendenza da videogiochi?

Il trattamento per la dipendenza da videogiochi è simile a quello per altre dipendenze. La consulenza psicologica e la modifica del comportamento sono i mezzi principali per trattare i giocatori dipendenti. Insieme, la psicoterapia individuale e familiare sono potenti strumenti di trattamento.

Tuttavia, a differenza della droga o dell’alcol, i videogiochi sono spesso legati ai computer, che sono una parte fondamentale della vita della maggior parte delle persone. In questo modo, la dipendenza è simile a una dipendenza da cibo. Di conseguenza, alcuni centri di trattamento esplorano l‘uso controllato piuttosto che l’astinenza.

Non esiste una cura globale per la dipendenza da videogiochi. Come per l’alcolismo e la tossicodipendenza, la chiave è accedere al trattamento e rimanere consapevoli dei fattori scatenanti continuando a partecipare a gruppi di recupero, come i giocatori online anonimi.

Quali terapie per i dipendenti dai videogiochi

Gli esperti concordano sul fatto che gli stessi trattamenti utilizzati per chi soffre di altre dipendenze sembrano funzionare per i pendenti dai videogiochi. Di conseguenza, in genere raccomandano la consulenza e la psicoterapia, la terapia cognitivo comportamentale, i programmi in 12 passi e i farmaci, sia individualmente che in combinazione con altri metodi di trattamento.

La consulenza psicologica individuale e la consulenza familiare sono entrambe efficaci nel trattamento di un dipendente. Gli psicoterapeuti tentano di aiutare il dipendente a capire in che modo il gioco è legato alla propria scuola o al proprio lavoro, alle proprie emozioni e ai propri sentimenti, nonché agli obiettivi e alle ricompense del senso della vita.

Per quanto riguarda i programmi in 12 passi, la risorsa principale disponibile è Online Gamers Anonymous, un’organizzazione no profit fondata nel 2002.

Terapia cognitiva comportamentale comportamentale

Molti esperti raccomandano la terapia cognitiva e comportamentale come trattamento ideale per la dipendenza da videogiochi. La terapia consente al dipendente di spostare i propri pensieri, sostituendo quelli che portano al gioco compulsivo con schemi di pensiero più sani. Come suggerisce il nome, la terapia cognitivo comportamentale consente a una persona di modificare in meglio i propri pensieri, emozioni e comportamenti.

I terapeuti considerano la dipendenza una credenza o un modo di pensare che porta a comportamenti irrazionali, spesso non salutari. Iniziano il trattamento identificando e concentrandosi sui pensieri che avviano la catena della dipendenza e aiutano i dipendenti a iniziare la sua transizione da lì.

dott. Giovanni Zanusso – Psicologo psicoterapeuta

Fobie come guarire Disturbi

Fobie e paure irrazionali

Come superare fobie e paure ingiustificate

Che cos’è una fobia? come posso smettere di avere paura per cose insignificanti? come è possibile superare la claustrofobia? devo prendere l’aereo ma ho una tremenda paura di volare, come faccio? Queste sono alcune delle domande che le persone si pongono riguardo alle fobie.

Quasi tutti abbiamo almeno una paura irrazionale, ad esempio dei ragni o del dentista. Per la maggior parte delle persone, queste paure sono insignificanti. Ma quando le paure diventano così gravi da causare forte ansia e interferire con la vita normale, vengono chiamate fobie.

Una fobia è un’intensa paura di qualcosa che, in realtà, rappresenta un pericolo scarso o nullo. Le fobie e le paure più comuni hanno a che fare con i luoghi chiusi, le altezze, guidare in autostrada, gli insetti volanti, i serpenti e gli aghi. Tuttavia si possono sviluppare fobie praticamente su qualsiasi cosa. Mentre la maggior parte delle fobie si sviluppano durante l’infanzia, alcune possono svilupparsi anche in età avanzata.

Se hai una fobia, probabilmente ti rendi conto che la tua paura è irrazionale, eppure non riesci ancora a controllare i tuoi sentimenti. Il solo pensiero dell’oggetto o della situazione temuti può renderti ansioso. E quando sei effettivamente esposto alla cosa che temi, il terrore è automatico e travolgente. L’esperienza è così snervante che potresti fare di tutto per evitarlo, scomodandoti o persino cambiando il tuo stile di vita. Se hai la claustrofobia, ad esempio, potresti rifiutare un’offerta di lavoro redditizia se devi salire in ascensore per raggiungere l’ufficio. Se hai paura delle altezze, potresti guidare 20 miglia in più per evitare un ponte alto.

Comprendere la tua fobia è il primo passo per superarla. È importante sapere che le fobie sono comuni. (Avere una fobia non significa che sei pazzo!) Aiuta anche a sapere che le fobie sono facilmente curabili. Non importa quanto sia fuori controllo in questo momento, puoi superare l’ansia e la paura e iniziare a vivere la vita che desideri.

Paure “normali” contro fobie o paure “irrazionali”

È normale e perfino utile sperimentare la paura in situazioni pericolose. La paura ha uno scopo protettivo, attivando la risposta automatica di “lotta o fuga”. Con i nostri corpi e le nostre menti vigili e pronti all’azione, siamo in grado di rispondere rapidamente e proteggerci. Ma con le fobie la minaccia è inesistente o fortemente esagerata. Ad esempio, è naturale avere paura di un Doberman ringhiante, ma è irrazionale essere terrorizzato da un barboncino al guinzaglio.

Ecco alcuni esempi di differenza tra normale paura e fobia.

Normale paura Fobia
Sensazione di ansia quando si vola attraverso la turbolenza o si decolla durante una tempesta.Non andare al matrimonio del tuo migliore amico perché dovresti volare per arrivarci.
Provare tremolio quando si scruta dall’alto di un grattacielo o si sale su una scala alta.Rifiutare un ottimo lavoro perché si trova al 10 ° piano dell’edificio
Diventare nervoso quando vedi un Pitbull o un RottweilerAllontanarsi dal parco per il timore di vedere un cane
Sensazione di nausea quando si deve fare una puntura o quando viene prelevato il sangueEvitare i trattamenti medici necessari o i controlli del medico perché sei terrorizzato dagli aghi

Paure normali nei bambini

Molte paure infantili sono naturali e tendono a svilupparsi in età specifiche. Ad esempio, molti bambini piccoli hanno paura del buio e potrebbero aver bisogno di una luce notturna per dormire. Ciò non significa che abbiano una fobia. Nella maggior parte dei casi supereranno questa paura man mano che diventeranno grandi.

Ad esempio, le seguenti paure infantili sono estremamente comuni e considerate normali:

  • 0-2 anni – Rumori forti, estranei, separazione dai genitori, oggetti di grandi dimensioni.
  • 3-6 anni – Cose immaginarie come fantasmi, mostri, oscurità, dormire da soli, rumori strani.
  • 7-16 anni – Paure più realistiche come lesioni, malattie, rendimento scolastico, morte, catastrofi naturali.

Se la paura di tuo figlio non interferisce con la sua vita quotidiana o causa loro molta angoscia, allora ci sono poche ragioni per indebite preoccupazioni. Tuttavia, se la paura interferisce con le attività sociali, il rendimento scolastico o il sonno di tuo figlio, potresti dover consultare un terapeuta qualificato.

Tipi comuni di fobie e paure

Esistono quattro tipi generali di fobie e paure:

  1. Fobie animali come la paura di serpenti, ragni, roditori e cani.
  2. Fobie dell’ambiente naturale come la paura delle altezze, dei temporali, dell’acqua e dell’oscurità.
  3. Fobie situazionali (paure innescate da una situazione specifica) inclusa la paura di spazi chiusi (claustrofobia), volare, guidare, tunnel e ponti.
  4. Fobia delle iniezione, sangue e lesioni, paura del sangue, malattie, aghi o altre procedure mediche.

Alcune fobie, tuttavia, non rientrano in una delle quattro categorie. Ad esempio la paura di soffocare, la paura di contrarre una malattia come il cancro e la paura dei pagliacci. Altre fobie comuni che non si adattano perfettamente a nessuna delle quattro categorie includono:

La fobia sociale, chiamata anche disturbo d’ansia sociale, è la paura delle situazioni sociali in cui potresti essere imbarazzato o giudicato. Se hai la fobia sociale, allora potresti essere eccessivamente auto centrato e avere paura di umiliarti di fronte agli altri. La tua ansia per come apparirai e cosa penseranno gli altri potrebbe portarti ad evitare certe situazioni sociali che invece ti piacerebbe frequentare.

La paura di parlare in pubblico – una fobia estremamente comune – è un tipo di fobia sociale. Altre paure associate alla fobia sociale includono la paura di mangiare o bere in pubblico, parlare con estranei, sostenere esami, socializzare a una festa o essere chiamati in classe.

Tradizionalmente si pensava che l’agorafobia comportasse la paura di luoghi pubblici e spazi aperti, ma ora si ritiene che si sviluppi come una complicazione degli attacchi di panico.

Se hai paura di avere un altro attacco di panico, diventi ansioso nel trovarti in situazioni in cui la fuga sarebbe difficile o imbarazzante. Ad esempio, è probabile che tu eviti luoghi affollati come centri commerciali o cinema. Puoi anche evitare auto, aeroplani, metropolitane e altre forme di viaggio. Nei casi più gravi, potresti sentirti al sicuro solo a casa.

Quali sono i sintomi della fobia

I sintomi della fobia possono variare da lievi sentimenti di apprensione e ansia a un attacco di panico in piena regola. In genere, più ti avvicini alla cosa di cui hai paura, maggiore sarà la tua paura. La tua paura sarà più alta se fuggire è difficile.

I sintomi fisici di una fobia sono:

  • Respirazione difficoltosa
  • Battito cardiaco accelerato
  • Dolore toracico o senso di oppressione
  • Tremori e brividi
  • Sensazione di vertigini o stordimento
  • Stomaco agitato
  • Vampate di calore calde o fredde; sensazioni di formicolio
  • Sudorazione

I sintomi emotivi di una fobia sono:

  • Sensazione travolgente di ansia o panico
  • Sensazione intensa di necessità di fuga
  • Sentirsi “irreale” o distaccato da te stesso
  • Paura di perdere il controllo o impazzire
  • Ti senti come se stessi per morire o svenire
  • Pur Sapendo che stai reagendo in modo eccessivo, ti senti impotente nel controllare la paura

Quando cercare aiuto per fobie e paure

Sebbene le fobie siano comuni, non sempre causano un notevole disagio o interrompono significativamente la tua vita. Ad esempio, se hai una fobia del serpente, potrebbe non causare problemi nelle tue attività quotidiane se vivi in ​​una città in cui è improbabile che tu ne incontri uno. D’altra parte, se hai una fobia grave di spazi affollati, vivere in una grande città costituirebbe un problema.

Se la tua fobia non influisce molto sulla tua vita, probabilmente non è nulla di cui preoccuparsi. Ma se evitare l’oggetto, l’attività o la situazione che scatena la tua fobia interferisce con il tuo normale funzionamento o ti impedisce di fare cose che altrimenti ti piacerebbe, è tempo di cercare aiuto.

Prendi in considerazione una terapia per la tue fobie se:

  • Causa paura, ansia e panico intensi e invalidanti
  • Riconosci che la tua paura è eccessiva e irragionevole
  • Eviti determinate situazioni e luoghi a causa della tua fobia
  • Il tuo eludere interferisce con la tua normale routine o causa un disagio significativo
  • La fobia è presente da almeno sei mesi

Come guarire da una fobia

Le strategie di auto-aiuto e la terapia possono entrambi essere efficaci nel trattamento di una fobia. Ciò che è meglio per te dipende da fattori come la gravità della fobia, la possibilità di accesso ad una terapia professionale e la quantità di supporto di cui hai bisogno.

Come regola generale, l’auto-aiuto merita sempre una prova. Più puoi agire per conto tuo, più ti sentirai di controllare la situazione, il che è molto importante quando si tratta di fobie e paure. Tuttavia, se la tua fobia è così grave da innescare attacchi di panico o ansia incontrollabile, potresti voler cercare ulteriore supporto.

La terapia cognitivo comportamentale per le fobie ha ormai una elevata evidenza clinica. Non solo funziona molto bene, ma tende a far vedere i risultati molto rapidamente. Avere qualcuno che ti tenga la mano o rimane al tuo fianco mentre affronti le tue paure può essere estremamente utile.

Ecco alcuni esempi di auto-aiuto per superare il problema delle fobie.

Suggerimento 1. Affronta le tue paure, un passo alla volta.

È naturale voler evitare le cose o la situazione che temi. Ma quando si tratta di combattere le fobie, affrontare le tue paure è la chiave per uscirne. Anche se l’evitamento può farti sentire meglio a breve termine, ti impedisce di apprendere che la fobia potrebbe non essere così spaventosa o travolgente come pensi. Il modo più efficace per superare una fobia è esporsi gradualmente e ripetutamente a ciò che si teme in modo sicuro e controllato. Durante questo processo di esposizione, imparerai a cavalcare l’ansia e la paura fino a quando inevitabilmente passa. Attraverso esperienze ripetute di fronte alla tua paura, inizierai a capire che il peggio non accadrà; non morirai o “perderai il controllo”. Ad ogni esposizione, ti sentirai più sicuro e sotto controllo. La fobia inizia a perdere il suo potere.

Suggerimento 2: impara a calmarti rapidamente

Quando sei spaventato o ansioso, avverti una varietà di sintomi fisici fastidiosi, come il cuore accelerato e una sensazione di oppressione. Queste sensazioni fisiche possono spaventare di per se stesse ed essere gran parte di ciò che rende la tua fobia così angosciante. Tuttavia, imparando a calmarti rapidamente, puoi diventare più sicuro delle tue capacità di tollerare sensazioni spiacevoli e affrontare le tue paure. Alcuni esempi di metodi per rilassarsi sono: la respirazione lenta e il rilassamento muscolare progressivo di Jakobson.

Suggerimento 3: sfida i pensieri negativi sulla tua fobia

Quando hai una fobia, tendi a sopravvalutare quanto sarà grave se sei esposto alla situazione che temi e sottovaluti la tua capacità di farne fronte. I pensieri ansiosi che innescano e alimentano le fobie sono generalmente negativi e non realistici. Scrivendo i pensieri negativi che appaiono alla tua mente mentre affronti qualcosa di fobico, puoi iniziare a sfidare questi modi di pensare inutili.

disturbo borderline di personalità Disturbi

Il disturbo borderline di personalità

Panoramica sul disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità influisce sul modo in cui pensi e percepisci te stesso e gli altri ed è caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, dell’umore e da una marcata impulsività.

Chi soffre di un disturbo borderline di personalità ha un’intensa paura dell’abbandono o dell’instabilità e potrebbe avere difficoltà a tollerare il fatto di rimanere solo. Tuttavia rabbia inappropriata, impulsività e sbalzi d’umore frequenti possono allontanare gli altri, anche se si desidera avere relazioni amorevoli e durature.

Il disturbo di solito inizia dalla prima età adulta. La condizione sembrerebbe peggiorare in giovane età e gradualmente migliorare con il passare degl’anni.

Se hai un disturbo borderline di personalità, non scoraggiarti: molte persone con questo disturbo migliorano nel tempo e con un trattamento adeguato.

Segni e sintomi del disturbo borderline di personalità

Le persone con disturbo borderline di personalità possono sperimentare sbalzi d’umore e mostrare incertezza su come vedono se stessi e il loro ruolo nel mondo. Di conseguenza, i loro interessi e valori possono cambiare rapidamente.

Inoltre tendono anche a considerare gli eventi che accadono in maniera estrema, come totalmente buoni o cattivi. Anche le loro opinioni sulle persone possono cambiare rapidamente. Un individuo che viene visto come amico un giorno può essere considerato un nemico o un traditore il giorno successivo. Questi sentimenti mutevoli possono portare a relazioni interpersonali intense ma instabili.

Altri segni o sintomi:

  • Sforzi per evitare l’abbandono reale o immaginario, come l’avvio rapido di relazioni intime (fisiche o emotive) o l’interruzione della comunicazione con qualcuno in previsione di essere abbandonato.
  • Un modello di relazioni intense e instabili con la famiglia, con gli amici e con le persone care, che spesso vanno dall’estrema vicinanza e amore (idealizzazione) all’estrema antipatia o rabbia (svalutazione).
  • Immagine di sé distorta e instabile.
  • Comportamenti impulsivi e spesso pericolosi, come spese folli, sesso non sicuro, abuso di sostanze, guida spericolata e alimentazione incontrollata. Nota: se questi comportamenti si verificano principalmente durante un periodo di umore o energia elevati, possono essere segni di un disturbo dell’umore (disturbo bipolare, episodio maniacale o ipo-maniacale) e non di un disturbo borderline di personalità.
  • Comportamento autolesionistico, come il tagliarsi.
  • Pensieri ricorrenti di comportamenti suicidari.
  • Umore intenso e altamente mutevole, che dura da alcune ore a qualche giorno.
  • Sensazioni croniche di vuoto.
  • Rabbia inappropriata, intensa o problemi di controllo della rabbia.
  • Difficoltà a fidarsi, che a volte è accompagnata dalla paura irrazionale delle intenzioni di altre persone.
  • Sentimenti di dissociazione, come sentirsi tagliati fuori da se stessi, vedersi dall’esterno del proprio corpo o sentimenti di irrealtà.

Non tutte le persone con questo disturbo sperimentano tutti questi sintomi. Alcuni manifestano solo parte dei sintomi, mentre altri ne hanno molti. I sintomi possono essere scatenati da eventi apparentemente ordinari. Ad esempio, le persone con un disturbo borderline di personalità possono arrabbiarsi e angosciarsi per semplici e brevi separazioni da persone a cui si sentono vicine, come un viaggio d’affari. La gravità e la frequenza dei sintomi e la loro durata varieranno a seconda dell’individuo.

Quali sono i fattori di rischio del disturbo borderline di personalità

La causa del disturbo non è ancora chiara, ma la ricerca suggerisce che la genetica, la struttura e il funzionamento del cervello e i fattori ambientali, culturali e sociali svolgono un ruolo importante o possono aumentare il rischio di sviluppare un disturbo borderline di personalità.

Storia famigliare. Le persone che hanno un parente stretto, come un genitore o un fratello con il disturbo, possono essere maggiormente a rischio di sviluppare un disturbo borderline di personalità.

Fattori cerebrali. Gli studi dimostrano che le persone con un disturbo borderline di personalità possono avere cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello, specialmente nelle aree che controllano gli impulsi e la regolazione emotiva. Ma non è chiaro se questi cambiamenti siano fattori di rischio per il disturbo o causati dal disturbo stesso.

Fattori ambientali, culturali e sociali. Molte persone con un disturbo borderline di personalità riferiscono di aver vissuto eventi traumatici della vita, come abuso, abbandono o avversità durante l’infanzia. Altri potrebbero essere stati esposti a relazioni instabili, invalidanti e conflitti ostili.

Sebbene questi fattori possano aumentare il rischio, ciò non significa che la persona svilupperà un disturbo borderline di personalità. Allo stesso modo, potrebbero esserci persone senza questi fattori di rischio che svilupperanno un disturbo borderline di personalità durante la loro vita.

Trattamenti e terapie

Il disturbo borderline di personalità è stato storicamente considerato difficile da trattare. Ma, attraverso dei nuovi trattamenti basati sulle evidenze scientifiche, molte persone con questo disturbo presentano un miglioramento della sintomatologia e una migliore qualità della vita. È importante quindi che le persone con un disturbo borderline di personalità ricevano un trattamento specializzato. Altri tipi di trattamento forniti da un medico o terapista che non è adeguatamente addestrato, potrebbero non essere utile alla persona.

Molti fattori influenzano il tempo necessario affinché i sintomi migliorino una volta iniziato il trattamento, quindi è importante che le persone con disturbo borderline di personalità e i loro cari siano pazienti e ricevano un supporto adeguato durante il trattamento.

I trattamenti descritti in questa pagina sono solo alcune delle opzioni che potrebbero essere disponibili per chi soffre del disturbo.

Psicoterapia per il disturbo borderline di personalità

La psicoterapia è il trattamento di prima linea per le persone con disturbo borderline di personalità. Un terapeuta può fornire un trattamento individuale o un trattamento in un ambiente di gruppo. Le sessioni di gruppo guidate dal terapeuta possono aiutare a insegnare alle persone con il disturbo a interagire con gli altri e come esprimersi efficacemente.

È importante che le persone in terapia vadano d’accordo e si fidino del loro terapeuta. La natura stessa del disturbo borderline di personalità può rendere difficile per le persone con questo disturbo mantenere un legame confortevole e fiducioso con il loro terapeuta.

Ecco due esempi di psicoterapia utilizzate per trattare il disturbo borderline di personalità:

Dialectical Behavior Therapy (DBT): questo tipo di terapia è stata sviluppata specificatamente per gli individui con disturbo borderline di personalità. La DBT utilizza concetti di consapevolezza, accettazione e attenzione alla situazione attuale e allo stato emotivo. La DBT insegna anche le abilità che possono aiutare:

  • Controlla le emozioni intense
  • Ridurre comportamenti autodistruttivi
  • Migliora le relazioni

Cognitive Behavioral Therapy (CBT): questo tipo di terapia può aiutare le persone con un disturbo borderline di personalità a identificare e cambiare credenze e comportamenti che sono alla base di percezioni imprecise di se stessi e degli altri. La Terapia cognitivo comportamentale può aiutare a ridurre una serie di sintomi dell’umore e dell’ansia e ridurre il numero di comportamenti suicidari o autolesionistici.

Farmaci

Poiché i benefici non sono chiari, i farmaci non sono in genere utilizzati come trattamento primario per il disturbo borderline di personalità. Tuttavia, in alcuni casi, lo psichiatra può raccomandare farmaci per trattare sintomi specifici come:

  • sbalzi d’umore
  • depressione
  • altri disturbi mentali concomitanti

Il trattamento attraverso i farmaci può richiedere di essere seguiti da più di un medico. Alcuni farmaci possono causare effetti collaterali diversi. Parla con il tuo medico di quelli che sono i tuoi sintomi negativi e di cosa aspettarti.

Alcuni suggerimenti per aiutare un amico o un parente con il disturbo borderline di personalità:

Offrire supporto emotivo, comprensione, pazienza e incoraggiamento: il cambiamento può essere difficile e spaventoso per le persone con un disturbo borderline di personalità, ma è possibile il miglioramento nel tempo.

Informati sui disturbi mentali, in particolare il disturbo borderline di personalità, in modo da capire cosa sta vivendo la persona con questo disturbo.

Incoraggia la persona amata che soffre per un disturbo borderline di personalità a chiedere aiuto ad un terapeuta.

Cerca tu stesso la consulenza di un terapeuta, per aiutarti a comprendere e sopportare le fasi critiche di chi ti sta vicino.

disturbo bipolare Disturbi

Disturbo Bipolare, sintomi, diagnosi e cura.

Che cos’è il disturbo bipolare?

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), il disturbo bipolare è un disturbo caratterizzato da cambiamenti estremi di umore, pensiero, energia e comportamento. È anche noto come disturbo manico depressivo perché l’umore di chi ne soffre può alternarsi tra condizioni di mania (UP) e depressione (DOWN). Il cambiamento di umore può durare per ore, giorni, settimane o mesi.

Che cosa non è un disturbo bipolare

Questo disturbo NON è un vizio di carattere o un segno di debolezza personale.

Chi colpisce il disturbo bipolare

Il disturbo bipolare si trova in tutte le età, razze, gruppi etnici e classi sociali. Secondo i dati della National Comorbidity Survey Replication (NCS-R), questo disturbo colpisce circa undici milioni di americani a un certo punto della loro vita. Di solito inizia nella tarda adolescenza, spesso appare come depressione durante gli anni dell’adolescenza, sebbene possa iniziare nella prima infanzia o più tardi nella vita.

Sebbene un numero uguale di uomini e donne sviluppino il disturbo bipolare, la presentazione e il decorso della malattia differiscono tra i sessi. Uno studio di ricerca peer-reviewed pubblicato nella rivista accademica Psychiatric Clinics of North America nel 2003 ha identificato diverse differenze correlate al sesso relative al disturbo bipolare. In primo luogo, gli uomini tendono a iniziare la loro malattia con un episodio maniacale, mentre le donne iniziano con un episodio depressivo. Allo stesso modo, le donne sperimentano mania mista, episodi depressivi e cicli rapidi più spesso degli uomini.

Il disturbo tende ad avere caratteristiche di famigliarità e sembra avere una componente genetica. In effetti, un articolo pubblicato nella rispettata rivista accademica Neuroscience faceva riferimento al disturbo bipolare come “il più ereditabile dei disturbi medici”. La ricerca in corso cerca di identificare i geni specifici che predispongono a questa malattia.

Come la depressione e altre gravi malattie, il disturbo bipolare può anche influenzare negativamente partner, familiari, amici e colleghi di lavoro.

Quali sono le tipologie di disturbo bipolare

Diversi tipi di disturbo bipolare sono determinati da schemi e gravità dei sintomi UP e DOWN. Il DSM-5 identifica quattro tipi principali:

Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato da uno o più episodi maniacali che durano almeno una settimana o sono così gravi che l’individuo richiede il ricovero in ospedale. Possono verificarsi anche episodi di depressione della durata di almeno due settimane e ipomania, insieme a stati misti (quando i sintomi della depressione e della mania o dell’ipomania sono presenti insieme).

Il disturbo bipolare di tipo II è caratterizzato da uno o più episodi depressivi accompagnati da almeno un episodio ipomaniacale. Gli episodi ipomaniacali hanno sintomi simili a episodi maniacali, ma sono meno estremi e non durano molto a lungo. Tuttavia, il comportamento della persona è chiaramente diverso dalla norma. Secondo uno studio del 2003, Il disturbo bipolare II è più comune nelle donne che negli uomini.

Il disturbo ciclotimico è caratterizzato da periodi di stati d’animo elevati (come la mania o l’ipomania) e periodi di umore depresso che durano da almeno 2 anni. Ciò che distingue il disturbo ciclotimico da I e II bipolari è la gravità dei sintomi – né gli stati d’animo elevati né depressi sono abbastanza estremi da soddisfare i criteri diagnostici per (ipo) mania o depressione. Ma questo NON significa che questo disturbo specifico non richieda trattamento.

Altri disturbi bipolari e correlati specificati e non specificati includono sintomi bipolari che non corrispondono ai criteri per il disturbo bipolare I, bipolare II o ciclotimico.

Quali sono i sintomi del disturbo bipolare

La maggior parte delle persone che hanno questo disturbo parlano di fasi “UP” e fasi “DOWN”. Queste oscillazioni possono essere gravi, che vanno dall’energia estrema alla disperazione profonda. La gravità degli sbalzi d’umore e il modo in cui interrompono le normali attività della vita distinguono gli episodi di umore bipolare dai normali cambiamenti dell’umore.

Sintomi della mania:
• Aumento dell’attività fisica, mentale ed elevata energia
• Umore alto, ottimismo esagerato e fiducia in se stessi fuori luogo
• Eccessiva irritabilità, comportamento aggressivo
• Diminuzione del bisogno di dormire senza provare affaticamento
• Discorsi, pensieri e fuga di idee
• Aumento dell’attivazione sessuale
• Comportamento spericolato

Sintomi della depressione:
• Tristezza prolungata o crisi di pianto inspiegabili
• Cambiamenti significativi nei ritmi di appetito e sonno
• Irritabilità, rabbia, preoccupazione, agitazione e ansia
• Pessimismo, perdita di energia, persistente letargia
• Sentimenti di colpa e inutilità
• Incapacità di concentrazione, indecisione
• Pensieri ricorrenti di morte

Quanto è comune nei bambini

Secondo uno studio longitudinale del 2007, quando un genitore ha questa malattia, il rischio che i suoi figli sviluppino disturbo bipolare è approssimativamente del 30-40% . Allo stesso modo, quando entrambi i genitori hanno il disturbo, il rischio che i loro figli lo sviluppino aumenta fino al 60%.

I sintomi possono essere difficili da riconoscere nei bambini perché possono essere scambiati per emozioni e comportamenti comuni per l’età. I sintomi possono apparire in una varietà di comportamenti.

Secondo l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, fino a un terzo dei 3,4 milioni di bambini affetti da depressione negli Stati Uniti può effettivamente sperimentare l’insorgenza precoce del disturbo bipolare.

Quale cura per il disturbo bipolare

Esistono attualmente diverse terapie e molti nuovi trattamenti promettenti in fase di studio. Poiché il disturbo bipolare può essere difficile da trattare, si consiglia vivamente di consultare uno psichiatra o un medico generico con esperienza nel trattamento di questa disturbo.

La combinazione di farmaci e psicoterapia è la più efficace. I farmaci comuni sono:

  • Stabilizzanti dell’umore, come il litio.
  • Antipsicotici atipici, come la quetiapina, che possono trattare sia gli episodi maniacali che depressivi e aiutano a stabilizzare l’umore.
  • Antidepressivi, anche se non tutti con disturbo bipolare risponde bene agli antidepressivi. Questi farmaci possono innescare episodi maniacali in alcune persone.

Tipi di psicoterapia che possono aiutare una persona a gestire il disturbo bipolare:

Un approccio a lungo termine è di aiuto con tutti gli aspetti del trattamento per bipolare. Spesso è necessario provare vari trattamenti per trovare quello che funziona meglio.

rabbia come gestirla Psicologia

Come gestire ira e rabbia

Alcuni suggerimenti e tecniche per tenere la rabbia sotto controllo

La rabbia è un’emozione normale e utile. Ma diventa problematica quando si attiva troppo spesso o ti conduce in spirali aggressive fuori controllo. La rabbia cronica e dirompente ha gravi conseguenze per le tue relazioni, la tua salute e il tuo stato mentale. La buona notizia è che tenere la rabbia sotto controllo è più facile di quanto pensi. Con la comprensione delle vere ragioni della tua rabbia e di alcuni strumenti di gestione della stessa, puoi imparare a non arrabbiarti con la tua vita.

Perché la rabbia è qualcosa che devi controllare ma non schiacciare?

L’emozione della rabbia non è né buona né cattiva. Come ogni emozione, sta trasmettendo un messaggio, che ti dice che una situazione è fastidiosa, ingiusta o minacciosa. Se la tua reazione alla rabbia è quella di esplodere, tuttavia, quel messaggio non ha mai la possibilità di essere trasmesso. Quindi, mentre è perfettamente normale sentirsi arrabbiati quando sei stato maltrattato o hai notato un’ingiustizia, la rabbia diventa un problema quando la esprimi in un modo che danneggia te stesso o gli altri.

Come la gestione della rabbia può aiutarti

Potresti pensare che sfogare la tua ira sia salutare, che le persone intorno a te siano troppo sensibili, che la tua rabbia sia giustificata, o che devi mostrare la tua aggressività per ottenere il rispetto. Ma la verità è che l’espressione dell’ira ha molte più probabilità di danneggiare le tue relazioni, alterare il tuo giudizio, intralciare il successo e avere un impatto negativo sul modo in cui le persone ti vedono.

Che cosa si vuole ottenere

Molte persone pensano che la gestione della rabbia riguardi l’apprendimento di modalità per sopprimere le emozioni. Ma non arrabbiarsi mai non è un obiettivo salutare. L’ira è normale, e verrà fuori indipendentemente da quanto tu provi a placarla. Il vero obiettivo della gestione della rabbia non è quello di sopprimere i sentimenti, ma piuttosto di capire il messaggio dietro l’emozione e di esprimerlo in modo sano senza perdere il controllo. Quando lo fai, non ti sentirai solo meglio, avrai anche maggiori probabilità di soddisfare i tuoi bisogni, essere in grado di gestire meglio i conflitti e rafforzare le tue relazioni.

Padroneggiare l’arte della gestione della rabbia richiede lavoro e tempo, ma più ti eserciti, più facilmente otterrai i risultati. E il vantaggio è enorme. Imparare a controllare la tua rabbia ed esprimerla in modo appropriato ti aiuterà a costruire relazioni migliori, raggiungere i tuoi obiettivi e condurre una vita più sana e soddisfacente.

Suggerimento 1: esplora cosa c’è dietro la tua rabbia

I problemi d’ira derivano spesso da quello che hai imparato da bambino. Se durante l’infanzia osservi che nella tua famiglia è normale urlare, picchiare o lanciare oggetti, potresti pensare che questo è il modo in cui la rabbia debba essere espressa. Inoltre eventi traumatici e alti livelli di stress possono renderti più suscettibile nell’espressione dell’aggressività.

La rabbia è spesso una copertura di altri sentimenti. Per esprimere le tue emozioni nei modi appropriati, devi essere in contatto con ciò che senti veramente. La tua rabbia maschera spesso altri sentimenti come imbarazzo, insicurezza, ferite, vergogna o vulnerabilità.

La rabbia può anche essere un sintomo di problemi di salute psicologica, come depressione, ansia, trauma o stress cronico.

Suggerimento 2: Sii consapevole dei tuoi segnali di allarme

Potresti accorgerti che le tue esplosioni di ira arrivano senza preavviso. La rabbia è una normale risposta fisica. Alimenta il sistema di “lotta o fuga” del nostro corpo, e più ti arrabbi, più il tuo corpo va in sovra stimolazione. Se diventi consapevole dei segnali che il tuo umore sta iniziando a ribollire riuscirai a prendere provvedimenti per gestire la tua emozione prima che diventi incontrollabile.

Presta attenzione al modo in cui senti la rabbia nel tuo corpo:

  • Un nodo allo stomaco
  • Stringi le mani o la mascella
  • Sensazione di sudore o arrossamento
  • Respiri più velocemente
  • Mal di testa
  • Nervosismo o agitazione
  • Difficoltà a concentrarsi
  • Tachicardia
  • Tensione le spalle

Identifica i modelli di pensiero negativi che scatenano la tua rabbia

Potresti pensare che fattori esterni (ad esempio le azioni insensibili di altre persone o situazioni frustranti) stiano causando la tua rabbia. Ma i problemi hanno poco a che fare con ciò che ti succede ma casomai dal come interpreti e pensi a quello che ti è successo.

Suggerimento 3: scopri come calmarti

Una volta che sai come riconoscere i segnali di avvertimento che il tuo umore si sta surriscaldando, puoi agire rapidamente per affrontare la tua rabbia prima che diventi fuori controllo. Ci sono molte tecniche che possono aiutare a calmarti e tenere sotto controllo la tua rabbia. Come ad esempio:

  • Concentrati sulle sensazioni fisiche della rabbia
  • Fai alcuni respiri profondi.
  • Fai alcuni esercizi fisici.
  • Usa i tuoi sensi. Prova con delle tecniche di grouding.
  • Distendi o massaggia le zone di tensione.
  • Conta lentamente fino a dieci.
  • Esercitati nella meditazione.

Quando inizi a arrabbiarti per qualcosa, prenditi un momento per pensare alla situazione. Chiedilo a te stesso:

  • Quanto è importante nei pieni più generali della mia vita?
  • Vale davvero la pena arrabbiarsi per questo?
  • Vale la pena rovinare il resto della mia giornata?
  • La mia risposta è appropriata alla situazione?
  • C’è qualcosa che posso fare al riguardo?
  • L’azione sta valendo il mio tempo perso?

Suggerimento 4: Trova modi più sani per esprimere le tue emozioni

Se hai deciso che vale la pena arrabbiarsi e c’è qualcosa che puoi fare per migliore la situazione, la chiave è esprimere i tuoi sentimenti in modo sano. Se comunicata con rispetto e canalizzata in modo efficace, la rabbia può essere una straordinaria fonte di energia e ispirazione per il cambiamento.

Il modo in cui rispondi a liti e disaccordi sia a casa che al lavoro può creare ostilità e divisioni irreparabili, oppure può creare sicurezza e fiducia. Imparare a risolvere il conflitto in modo positivo ti aiuterà a rafforzare le tue relazioni.

Suggerimento 5: sapere quando cercare un aiuto professionale

Se le tue emozioni ti sta ancora sfuggendo di mano, nonostante tu abbia applicato le precedenti tecniche di gestione della rabbia, o se ti trovi nei guai con la legge o ferisci spesso gli altri, forse hai bisogno di più aiuto. Ci sono molti terapeuti e programmi per persone con questo tipo di problema. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. Troverai spesso che anche altri vivono la tua stessa esperienza, e ottenere un feedback diretto sulle tecniche per controllare la rabbia può essere estremamente utile.

Autostima che cos'è Psicologia

Che cos’è l’autostima

Psicologo a Montebelluna e Pieve del Grappa

Che cos’è esattamente l’autostima?

Quali sono i segnali di una sana o di una bassa autostima.

Tutti sappiamo che l’autostima può ricoprire una fetta importante del successo personale. Troppo poca stima di sé può portare le persone sentirsi sconfitte o depresse. Può anche portare le persone a fare scelte sbagliate, cadere in relazioni distruttive o non riuscire a vivere fino in fondo e a pieno il loro potenziale. Troppa autostima, come spesso vine manifestata nel disturbo narcisistico di personalità, può certamente essere scoraggiante per gli altri e può persino danneggiare i rapporti interpersonali.

I livelli di autostima all’estremità superiore e inferiore dello spettro possono essere dannosi, quindi idealmente, è meglio trovare un equilibrio da qualche parte nel mezzo. Una visione realistica ma positiva di te stesso è generalmente considerata l’ideale. Ma cos’è esattamente l’autostima? Da dove viene e che influenza ha davvero sulle nostre vite?

Cos’è l’autostima?

In psicologia, il termine auto-stima è usato per descrivere in senso generale il valore che una persona ha di se stessa. In altre parole, quanto e come apprezzi te stesso.

L’autostima è spesso vista come un tratto della personalità, il che significa che tende ad essere stabile e duraturo. Inoltre l’autostima può coinvolgere una varietà di credenze su di te, come la valutazione del proprio aspetto, pensieri, emozioni e comportamenti.

Perché l’autostima è importante?

L’autostima può giocare un ruolo significativo nella motivazione e nel successo durante tutta la tua vita. Una bassa autostima può impedirti di riuscire a scuola o al lavoro perché non credi di essere capace di successo. Al contrario, avere una buona stima di sé può aiutarti a trascorrere la tua vita con un atteggiamento positivo e assertivo e con la convinzione di poter raggiungere i tuoi obiettivi.

Teorie sull’autostima

La necessità di avere una buona autostima gioca un ruolo importante nella gerarchia dei bisogni dello psicologo Abraham Maslow, che descrive l’autostima come una delle motivazioni umane fondamentali. Maslow ha suggerito che le persone hanno bisogno sia di stima da parte degli altri che di rispetto per se stessi. Entrambi questi bisogni devono essere soddisfatti affinché un individuo possa crescere come persona e raggiungere l’autorealizzazione.

È importante notare che l’autostima è un concetto distinto dall’auto-efficacia, che implica quanto credi di riuscire a gestirai bene le tue azioni, le prestazioni o le tue abilità.

Fattori che influenzano l’autostima

Come puoi immaginare, ci sono diversi fattori che possono influenzare l’autostima. I fattori genetici che contribuiscono a modellare la personalità possono avere un ruolo importante, ma spesso sono le nostre esperienze a costituire la base dell’autostima complessiva. Coloro che ricevono costantemente valutazioni eccessivamente critiche o negative da parte caregiver, familiari e amici, probabilmente rischieranno di avere problemi di autostima.

Inoltre, il tuo pensiero negativo, l’età, eventuali malattie, disabilità o limitazioni fisiche e il tuo lavoro possono influire sulla costruzione di una autostima sana.

Segnali di sana autostima

Probabilmente hai una buona autostima se mostri i seguenti segnali:

  • Senso di fiducia e confidenza
  • Sapere dire di no
  • Visione positiva del futuro
  • Capacità di vedere i propri punti di forza e di debolezza e accettarli
  • Le esperienze negative non hanno un impatto sulla prospettiva generale
  • Saper esprimere le proprie esigenze e bisogni

Segnali di scarsa autostima

Potrebbe essere necessario lavorare su come ti percepisci se mostri qualcuno di questi segni di scarsa autostima:

  • Visone negativa del futuro
  • Mancanza di confidenza e fiducia
  • Incapacità di esprimere le tue esigenze
  • Ti concentri sulle tue debolezze
  • Sentimenti di vergogna, tristezza o ansia
  • Credi che gli altri siano migliori di te
  • Problemi ad accettare feedback positivi o critiche
  • Paura di sbagliare

Come posso migliorare l’autostima?

Ci sono un sacco di cose che puoi fare per migliorare la tua autostima. Ecco un semplice elenco di buone abitudini quotidiane.

  • Sii gentile con te stesso
  • Misurati con te stesso
  • Datti una mossa. Fai attività fisica.
  • Nessuno è perfetto. Accettalo.
  • Concentrati su ciò che puoi cambiare
  • Fai ciò che ti rende felice
  • Festeggia le piccole cose
  • Sii amichevole

Se credi però che la tua bassa autostima stia ostacolando eccessivamente la tua vita o ti sta facendo provare sintomi di ansia o depressione forse è giunto il momento di contattare un esperto (psicologo psicoterapeuta) che ti possa supportare nel momento difficile che stai passando.

dott. Giovanni Zanusso.

psicologo insonnia Disturbi

Insonnia

Cos’è l’insonnia?

Quasi tutti passiamo periodi di insonnia di volta in volta. Succede circa una volta all’anno. Questo è lo scotto da pagare per il fatto di essere umani e avere la capacità di preoccuparsi ed essere ansiosi per il futuro e ruminare del passato.

L’insonnia cronica è caratterizzata da difficoltà nell’addormentarsi o nel rimanere addormentati, o dal risveglio troppo precoce. Se ci mettete 30 minuti o più per addormentarvi, o se rimanete svegli per 30 minuti o più durante la notte almeno tre volte a settimana – per un mese o più – state ufficialmente soffrendo di insonnia. L’insonnia ha importanti effetti sull’umore e sulla vigilanza. Inoltre è classico un sintomo della depressione.

Alcuni sonniferi possono migliorare la qualità del sonno e la vigilanza del giorno successivo, ma il modo migliore per gestire l’insonnia è di non fare nulla; il meccanismo del sonno tende ad auto-correggersi, se ne ha la possibilità. I trattamenti più efficaci per l’insonnia cronica sono tecniche cognitivo-comportamentali che riducono l’ansia per il sonno e permettono al ciclo del sonno-veglia di regolarsi.

Sintomi di insonnia

L’insonnia può presentarsi in modi molti diversi. Le persone che soffrono di insonnia trovano difficile addormentarsi, si svegliano spesso nel cuore della notte avendo poi problemi a riaddormentarsi, si svegliano troppo presto al mattino o si svegliano sentendosi stanchi. L’insonnia può causare stanchezza durante il giorno e ridurre i livelli di energia. Gli individui con insonnia possono anche avere carenti capacità di fronteggiare le avversità della vita, difficoltà a prestare attenzione e concentrazione, problemi di memoria e difficoltà nell’eseguire anche semplici compiti di routine.

Ma soprattutto, l’insonnia colpisce il tono dell’umore. La mancata regolazione del ciclo sonno-veglia e la conseguente insonnia sembra essere una delle cause principali di innesco della depressione e dell’irritabilità.

Cause di insonnia

Lo stress è spesso la causa primaria dell’insonnia, ma ci sono anche condizioni fisiche che possono portare a questa condizione. Un medico dovrebbe escluderli prima. Ad esempio apnea notturna, ipertiroidismo, alcuni farmaci e problemi gastrointestinali, come il reflusso gastroesofageo.

La mancanza di sufficiente attività fisica durante il giorno può interferire con la regolazione del sonno come anche l’abuso di sostanze.

L’insonnia si verifica molto spesso in risposta a come le persone gestiscono una brutta nottata. Spesso si cerca di compensare un breve periodo di insonnia andando a letto più tardi, facendo un pisolino nel pomeriggio, bevendo qualche drink prima di andare a letto o andando a letto prima. Ma queste azioni riducono solo la naturale pulsione del sonno. Poiché il nostro cervello impara rapidamente ad associare la camera da letto allo stato di veglia, il circolo vizioso dell’insonnia assume presto una vita propria.

Alcune persone sono a rischio di insonnia in virtù di fattori ambientali quali il lavoro a turni e il jet lag. Anche le persone che non hanno abbastanza esposizione alla luce del sole durante il giorno possono avere problemi a dormire. Fattori come bere troppa caffeina o l’eccessivo riscaldamento in camera da letto possono interferire con il sonno.

Trattamenti per l’insonnia

Un breve episodio di insonnia è gestibile senza fare nulla di particolare. È importante non compensare rimanendo a letto più a lungo o sonnecchiando durante il giorno.

L’insonnia cronica risponde bene ai trattamenti cognitivo-comportamentali volti ad eliminare l’ansia e fermare i comportamenti che si concludono con il peggioramento e il perpetuarsi della condizione.

La terapia cognitivo-comportamentale si focalizza sui pensieri e le azioni che interrompono il sonno. Può includere un training al rilassamento per ridurre l’ansia. Si concentra sulla creazione di un programma del sonno che limita il tempo che si trascorre a letto da svegli.

Tutti i trattamenti efficaci per l’insonnia incoraggiano una buona “igiene del sonno” che spesso include:

  • Dormire e svegliarsi alla stessa ora ogni giorno (anche nei fine settimana)
  • Imparare tecniche di meditazione e praticarle prima di andare a dormire
  • Praticare un adeguato esercizio fisico durante il giorno
  • Limitare il consumo di caffeina e limitarlo al mattino
  • Evitare l’alcol, che è un grande disgregatore del sonno
  • Mantenere la camera da letto buia, soprattutto quando si invecchia
  • Mantenere la camera da letto fresca (e dormire sotto le coperte)

Leggi l’articolo su “Cinque consigli per addormentarsi velocemente”

Mindful eating zanusso psicologo Psicologia

Mindful Eating

Ovvero come godersi davvero il proprio pasto e mantenere i chili persi attraverso una dieta

Hai lavorato duramente ad un progetto sul computer ed è ora di una pausa. Ti stai trattenendo, aspettando il delizioso sapore di un gelato alla crema? un pezzo di cioccolato fondente? una ciambella? un panino imbottito? alcune fragole fresche?

Dai un primo morso. Molto delizioso! Prendi il secondo boccone. Ancora delizioso, forse un po’ meno gustoso del primo boccone, ma non importa. Guardi il computer e qualcosa attira la tua attenzione. Uno scandalo di gossip, uno scoop politico, un video strano e stravagante. Fai clic, guardi e continui a mangiare.

Il cibo è scomparso! Dove è finito?

All’improvviso guardi in basso. Dove è andato a finire il cibo? Le tue dita sono appiccicose e c’è ancora una traccia di sapore sulla tua lingua, quindi deve essere scomparso nel tuo stomaco mentre non stavi guardando. Delusione e insoddisfazione si insinuano. “E’ svanito! Sarà meglio averne un altro.” Poi una voce interna ti dice “Che cosa stai pensando? Basta uno spuntino, sai che stai cercando di perdere peso / mangiare meglio / ecc.

Inizia così la lotta per il semplice, biologicamente naturale, piacevole atto del mangiare. Com’è che il cibo e i pasti sono diventati una così comune fonte di infelicità? E perché si è verificato in un paese con un’abbondanza di cibo? La ragione fondamentale del nostro squilibrio con il cibo e il mangiare è che abbiamo dimenticato come essere presenti mentre mangiamo. Mangiamo senza pensare, in maniera distratta.

Le diete non funzionano? Cibo, cellule adipose e stomaco non sono il problema

Abbiamo deciso che il problema era nel cibo, quindi abbiamo usato la tecnologia chimica per eliminare le calorie ed eliminare il grasso utilizzando gli edulcoranti chimici e i grassi artificiali. Il cibo è cibo. Non è né buono né cattivo. Poi abbiamo deciso che il problema erano le nostre cellule adipose, quindi le abbiamo ridicolizzate e maltrattate. Le cellule di grasso stanno solo cercando di fare il loro lavoro, che è quello di immagazzinare energia per periodi di magra o carestia. Per la maggior parte della nostra storia evolutiva, la fame derivava dal una tempesta di neve o da siccità. Le nostre cellule di grasso sono lì per aiutarci a sopravvivere! In Africa le donne magre hanno difficoltà a trovare marito. Non sono considerati adatte al matrimonio, si ammaleranno e moriranno!

Poi abbiamo deciso che il sistema digestivo era il problema, quindi abbiamo graffettato lo stomaco o bypassato chirurgicamente l’intestino tenue. Il sistema digestivo sta solo cercando di fare il suo lavoro, triturare il cibo, assorbire i nutrienti ed eliminare ciò che non serve. (Non c’è dubbio che la chirurgia bariatrica possa essere una misura salvavita di emergenza per alcune persone, costringendo le persone a mangiare consapevolmente, causando dolore e vomito, se non lo fanno. È molto costoso, ha molti effetti collaterali e non è una soluzione a lungo termine per la maggior parte delle persone).

Il problema non è nel cibo, nelle cellule adipose o nello stomaco e nell’intestino. Il problema sta nella mente. Sta nella nostra mancanza di consapevolezza dei messaggi che arrivano dal nostro corpo, dalle nostre stesse cellule e dal nostro cuore. Mangiare consapevolmente ci aiuta a imparare a sentire ciò che il nostro corpo ci sta dicendo della fame e della soddisfazione. Ci aiuta a prendere coscienza di chi ha fame nel complesso corpo / cuore / mente, e come e con che cosa è meglio nutrirlo. Mangiare consapevole è naturale, interessante, divertente ed economico.

Cos’è la Mindfulness?

Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. Secondo l’autore Mindfulness significa “prestare attenzione, ma in un modo particolare: con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante”.

L’ultima frase è molto importante. Nel mangiare consapevole non ci stiamo confrontando con nessun altro. Non giudichiamo noi stessi o gli altri. Stiamo semplicemente assistendo alle molte sensazioni e pensieri che emergono mentre mangiamo. La ricetta per la Mindful Eating e richiede l’effetto gratificante della gentilezza e il gusto della curiosità.

Cosa è la Mindful Eating?

Mangiare consapevolmente implica prestare piena attenzione all’esperienza di mangiare e bere, sia all’interno che all’esterno del corpo. Prestiamo attenzione ai colori, agli odori, alle consistenze, ai sapori, alle temperature e persino ai suoni (crunch!) del nostro cibo. Prestiamo attenzione all’esperienza del corpo. Dove nel corpo sentiamo la fame? Dove proviamo soddisfazione? Cosa si prova a metà o tre quarti della “pienezza” dello stomaco?

Prestiamo anche attenzione alla mente. Mentre evitiamo il giudizio o le critiche, osserviamo quando la mente si distrae, allontanandosi dalla piena attenzione per ciò che stiamo mangiando o bevendo. Osserviamo gli impulsi che si presentano dopo aver bevuto qualche sorso o fatto qualche morso: per prendere un libro, accendere la TV, chiamare qualcuno sul cellulare o fare ricerche sul web su qualche argomento interessante. Notiamo l’impulso e torniamo a mangiare.

Notiamo come il mangiare influisce sul nostro umore e su come le nostre emozioni come ansia e tristezza influenzino il nostro modo di mangiare. Gradualmente riprendiamo il senso di facilità e libertà con il mangiare che abbiamo avuto durante l’infanzia. È il nostro naturale diritto dalla nascita.

Le vecchie abitudini di mangiare e non prestare attenzione non sono facili da cambiare. Non provate a fare cambiamenti drastici. Il cambiamento duraturo richiede tempo e si basa su molti piccoli cambiamenti. Iniziando semplicemente.

Ecco alcuni semplici esempi di mindful eating

(1) Prova a dare ai primi quattro sorsi di una tazza di tè o di caffè caldo la massima attenzione.
(2) Se stai leggendo e mangiando, prova ad alternare queste attività, non facendo entrambe contemporaneamente. Leggi una pagina, poi metti giù il libro e mangia qualche boccone, assapora i sapori, poi leggi un’altra pagina e così via.
(3) Durante i pasti in famiglia, potresti chiedere a tutti di mangiare in silenzio per i primi cinque minuti, pensando alle molte persone che hanno collaborato per portare il cibo nel tuo piatto.
(4) Prova a mangiare un pasto alla settimana in modo consapevole, da solo e in silenzio. Sii creativo. Ad esempio, potresti pranzare dietro una porta chiusa dell’ufficio o addirittura da solo nella tua auto.

Dott. Giovanni Zanusso – Psicologo psicoterapeuta

Abuso di alcol e alcolismo Senza categoria

Alcolismo e abuso di alcol

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna

Come uscire dal problema dell’abuso di alcol

Bere bevande contenenti alcol è un’abitudine diffusa in molte società. Oggi, come in passato, la maggior parte delle persone beve alcolici, e la maggior parte lo fa senza gravi conseguenze. Il consumo di alcuni, tuttavia, non è solo eccessivo, ma è associato a gravi conseguenze per se stessi e per gli altri.

Cos’è l’alcol?

L’alcol (etanolo) è una droga psicoattiva – il suo principale effetto sul cervello è quello di deprimere del sistema nervoso centrale. Sebbene le persone possano bere grandi quantità di alcol in brevi periodi di tempo, l’alcol viene metabolizzato ed eliminato dal corpo a un ritmo lento e regolare: circa un drink all’ora. L’alcol non metabolizzato circola nel flusso sanguigno e viene chiamato tasso alcolemico. Non tutti i tipi di bevande alcoliche contengono la stessa quantità di alcol e quindi gli effetti sull’organismo sono di conseguenza differenziati.

Cosa fa l’alcol al nostro organismo?

Gli effetti dell’alcol dipendono dalla quantità consumata, dal periodo di tempo in cui l’alcol viene consumato, dall’esperienza passata dell’utente e dalle circostanze in cui si verifica il consumo (da variabili come l’umore del bevitore, la presenza di altri o digiuno). Se usato con moderazione, l’alcool produce effetti piacevoli (come euforia e perdita dei freni inibitori). Tuttavia, man mano che aumenta il livello di alcol nel sangue, gli effetti diventano sempre più negativi e il normale funzionamento è compromesso. Gli effetti possibili includono eloquio biascicato e blackout (periodi di amnesia limitati nel tempo) riduzione della visione laterale, perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione.

Il ripetuto consumo eccessivo di alcol può avere effetti negativi a lungo termine. Gli effetti cronici del consumo di alcol possono variare da lievi problemi medici come l’infiammazione dello stomaco a gravi come la cirrosi e danni cerebrali. Quando il consumo eccessivo di alcol è combinato con il fumo di sigaretta, aumenta il rischio di gravi malattie (come cardiopatie e tumori). Le conseguenze psicosociali del consumo eccessivo di alcol possono variare da lievi, come il rimanere in malattia per alcuni giorni a quelli gravi come il divorzio, la perdita del lavoro e perdita dell’affidamento dei figli.

Tolleranza e dipendenza sono due fattori che caratterizzano i problemi di alcol. Tolleranza significa che con l’uso ripetuto di alcol, il bevitore deve consumare di più per ottenere lo stesso effetto prodotto in precedenza da quantità minori. Gli individui che hanno sviluppato una tolleranza possono a volte mostrare pochi segni osservabili di intossicazione, nonostante abbiano consumato una grande quantità di alcol.

I forti bevitori regolari possono facilmente diventare psicologicamente e/o fisicamente dipendenti dall’alcol. La dipendenza psicologica è meglio definibile come un bisogno compulsivo di alcol, soprattutto quando la persona consuma di fronte alle ovvie conseguenze negative. La dipendenza psicologica può essere separata dalla dipendenza fisica, sebbene le due forme spesso si manifestino insieme. La dipendenza fisica si verifica quando il corpo si è adattato alla presenza di alcol. Smettere di bere quando si è dipendenti può portare ad una sindrome da astinenza da alcol.

Chi è a rischio di dipendenza e perché la gente beve eccessivamente?

C’è una predisposizione genetica?

Sebbene alcune prove suggeriscano che esiste una base genetica o una vulnerabilità per problemi di alcol, poco si sa su cosa possa essere specificamente ereditato. Ci sono alcune prove convincenti che i maschi con i padri alcolizzati sono a maggior rischio di sviluppare problemi con l’alcol; questo è particolarmente vero se l’alcolizzato era il nonno. Tuttavia, una delle principali limitazioni di questa scoperta è che queste casistiche rappresentano solo una piccola percentuale di quelli con problemi di alcol. Poiché la maggior parte dei dipendenti non ha una storia familiare di problemi di alcol, anche i fattori ambientali contribuiscono in modo significativo allo sviluppo dell’alcolismo. Le evidenze attuali suggeriscono che i problemi dell’alcol non sono né solo biologicamente né esclusivamente di origine ambientale, un approccio biopsicosociale sembra necessario per una comprensione adeguata dello sviluppo dei problemi di alcol.

L’abuso di alcol è un disturbo progressivo?

Le ricerche attuali suggeriscono che gli alcolisti che abusano di alcol più spesso passano periodi di alta intensità di consumo, separati da periodi di astinenza senza problemi. Solo una minoranza sperimenta un progressivo peggioramento del problema.

Se l’eccessivo consumo di alcol provoca così tante conseguenze negative a lungo termine, perché le persone continuano a bere molto?

Le persone bevono eccessivamente per una serie di motivi. Sebbene sia stato da sempre creduto che il problema del bere sia principalmente in risposta a stati emotivi negativi (come ansia o depressione) e a problemi interpersonali o pressione sociale, alcune recenti ricerche suggeriscono che molti bevitori riferiscono di bere principalmente quando sono di umore positivo per sentirsi ancora meglio.

Sia che si beva per superare un periodo negativo o per potenziare le emozioni positive, i benefici del bere di solito si verificano prima degli effetti negativi. Si ritiene che questo effetto premiante (rinforzante) a breve termine sia uno dei principali motivi per cui le persone sono disposte a rischiare le conseguenze negative a lungo termine del consumo eccessivo di alcol.

Come è possibile uscire dall’alcolismo o limitare l’abuso di alcol?

Vari approcci terapeutici sono stati utilizzati nel trattamento delle dipendenze (inclusi i farmaci anti-alcolici, la terapia individuale e di gruppo, gli Alcolisti Anonimi e la terapia cognitivo comportamentale). Tuttavia, la maggior parte dei trattamenti ha mostrato un successo limitato. Anche il tema degli obiettivi del trattamento è controverso. Per qualche tempo, l’astinenza – non bere affatto – fu ritenuta l’unico obiettivo appropriato. Le ricerche condotte negli ultimi due decenni suggeriscono, tuttavia, che la riduzione del consumo di alcol è un obiettivo appropriato per alcuni dipendenti, in particolare quelli il cui problema non è eccessivamente grave. Alcune ricerche recenti suggeriscono che alcuni alcolisti riescono ad uscirne senza un aiuto o un trattamento formalizzato.

La terapia cognitivo comportamentale ha contribuito in modo significativo alle principali scoperte nel campo dell’alcol negli ultimi decenni, in particolare nelle aree della valutazione e delle tecniche di trattamento e cura.

I trattamenti cognitivo comportamentali iniziano con una valutazione dettagliata del comportamento del bevitore. Queste informazioni vengono utilizzate per sviluppare un piano individualizzato per promuovere cambiamenti positivi e benefici nel comportamento target e nei comportamenti correlati.

I principi guida comuni suggeriscono che il trattamento: (a) dovrebbe essere individualizzato; (b) dovrebbe essere meno restrittivo (richiedendo il minimo cambiamento di vita pur continuando a raggiungere gli obiettivi e mantenendo i risultati); (c) dovrebbe essere progettato per includere componenti che migliorano l’impegno al cambiamento (motivazione), consentendo ai pazienti essere loro stessi la guida del proprio trattamento; (d) dovrebbe affrontare i problemi relativi alla ricaduta, poiché i tassi di recidiva nell’alcolismo sono estremamente alti dopo il trattamento.

Quanto dura il trattamento per l’alcolismo?

La durata del trattamento varia a seconda delle esigenze del paziente. Per alcuni questo potrebbe significare alcune sessioni; per altri potrebbe comportare un processo più lungo o più intenso. Si raccomanda che il trattamento inizi con l’intervento minimo adatto alla gravità del problema, con tecniche aggiuntive implementate solo se necessario.

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