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Abuso di alcol e alcolismo Senza categoria

Alcolismo e abuso di alcol

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna

Come uscire dal problema dell’abuso di alcol

Bere bevande contenenti alcol è un’abitudine diffusa in molte società. Oggi, come in passato, la maggior parte delle persone beve alcolici, e la maggior parte lo fa senza gravi conseguenze. Il consumo di alcuni, tuttavia, non è solo eccessivo, ma è associato a gravi conseguenze per se stessi e per gli altri.

Cos’è l’alcol?

L’alcol (etanolo) è una droga psicoattiva – il suo principale effetto sul cervello è quello di deprimere del sistema nervoso centrale. Sebbene le persone possano bere grandi quantità di alcol in brevi periodi di tempo, l’alcol viene metabolizzato ed eliminato dal corpo a un ritmo lento e regolare: circa un drink all’ora. L’alcol non metabolizzato circola nel flusso sanguigno e viene chiamato tasso alcolemico. Non tutti i tipi di bevande alcoliche contengono la stessa quantità di alcol e quindi gli effetti sull’organismo sono di conseguenza differenziati.

Cosa fa l’alcol al nostro organismo?

Gli effetti dell’alcol dipendono dalla quantità consumata, dal periodo di tempo in cui l’alcol viene consumato, dall’esperienza passata dell’utente e dalle circostanze in cui si verifica il consumo (da variabili come l’umore del bevitore, la presenza di altri o digiuno). Se usato con moderazione, l’alcool produce effetti piacevoli (come euforia e perdita dei freni inibitori). Tuttavia, man mano che aumenta il livello di alcol nel sangue, gli effetti diventano sempre più negativi e il normale funzionamento è compromesso. Gli effetti possibili includono eloquio biascicato e blackout (periodi di amnesia limitati nel tempo) riduzione della visione laterale, perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione.

Il ripetuto consumo eccessivo di alcol può avere effetti negativi a lungo termine. Gli effetti cronici del consumo di alcol possono variare da lievi problemi medici come l’infiammazione dello stomaco a gravi come la cirrosi e danni cerebrali. Quando il consumo eccessivo di alcol è combinato con il fumo di sigaretta, aumenta il rischio di gravi malattie (come cardiopatie e tumori). Le conseguenze psicosociali del consumo eccessivo di alcol possono variare da lievi, come il rimanere in malattia per alcuni giorni a quelli gravi come il divorzio, la perdita del lavoro e perdita dell’affidamento dei figli.

Tolleranza e dipendenza sono due fattori che caratterizzano i problemi di alcol. Tolleranza significa che con l’uso ripetuto di alcol, il bevitore deve consumare di più per ottenere lo stesso effetto prodotto in precedenza da quantità minori. Gli individui che hanno sviluppato una tolleranza possono a volte mostrare pochi segni osservabili di intossicazione, nonostante abbiano consumato una grande quantità di alcol.

I forti bevitori regolari possono facilmente diventare psicologicamente e/o fisicamente dipendenti dall’alcol. La dipendenza psicologica è meglio definibile come un bisogno compulsivo di alcol, soprattutto quando la persona consuma di fronte alle ovvie conseguenze negative. La dipendenza psicologica può essere separata dalla dipendenza fisica, sebbene le due forme spesso si manifestino insieme. La dipendenza fisica si verifica quando il corpo si è adattato alla presenza di alcol. Smettere di bere quando si è dipendenti può portare ad una sindrome da astinenza da alcol.

Chi è a rischio di dipendenza e perché la gente beve eccessivamente?

C’è una predisposizione genetica?

Sebbene alcune prove suggeriscano che esiste una base genetica o una vulnerabilità per problemi di alcol, poco si sa su cosa possa essere specificamente ereditato. Ci sono alcune prove convincenti che i maschi con i padri alcolizzati sono a maggior rischio di sviluppare problemi con l’alcol; questo è particolarmente vero se l’alcolizzato era il nonno. Tuttavia, una delle principali limitazioni di questa scoperta è che queste casistiche rappresentano solo una piccola percentuale di quelli con problemi di alcol. Poiché la maggior parte dei dipendenti non ha una storia familiare di problemi di alcol, anche i fattori ambientali contribuiscono in modo significativo allo sviluppo dell’alcolismo. Le evidenze attuali suggeriscono che i problemi dell’alcol non sono né solo biologicamente né esclusivamente di origine ambientale, un approccio biopsicosociale sembra necessario per una comprensione adeguata dello sviluppo dei problemi di alcol.

L’abuso di alcol è un disturbo progressivo?

Le ricerche attuali suggeriscono che gli alcolisti che abusano di alcol più spesso passano periodi di alta intensità di consumo, separati da periodi di astinenza senza problemi. Solo una minoranza sperimenta un progressivo peggioramento del problema.

Se l’eccessivo consumo di alcol provoca così tante conseguenze negative a lungo termine, perché le persone continuano a bere molto?

Le persone bevono eccessivamente per una serie di motivi. Sebbene sia stato da sempre creduto che il problema del bere sia principalmente in risposta a stati emotivi negativi (come ansia o depressione) e a problemi interpersonali o pressione sociale, alcune recenti ricerche suggeriscono che molti bevitori riferiscono di bere principalmente quando sono di umore positivo per sentirsi ancora meglio.

Sia che si beva per superare un periodo negativo o per potenziare le emozioni positive, i benefici del bere di solito si verificano prima degli effetti negativi. Si ritiene che questo effetto premiante (rinforzante) a breve termine sia uno dei principali motivi per cui le persone sono disposte a rischiare le conseguenze negative a lungo termine del consumo eccessivo di alcol.

Come è possibile uscire dall’alcolismo o limitare l’abuso di alcol?

Vari approcci terapeutici sono stati utilizzati nel trattamento delle dipendenze (inclusi i farmaci anti-alcolici, la terapia individuale e di gruppo, gli Alcolisti Anonimi e la terapia cognitivo comportamentale). Tuttavia, la maggior parte dei trattamenti ha mostrato un successo limitato. Anche il tema degli obiettivi del trattamento è controverso. Per qualche tempo, l’astinenza – non bere affatto – fu ritenuta l’unico obiettivo appropriato. Le ricerche condotte negli ultimi due decenni suggeriscono, tuttavia, che la riduzione del consumo di alcol è un obiettivo appropriato per alcuni dipendenti, in particolare quelli il cui problema non è eccessivamente grave. Alcune ricerche recenti suggeriscono che alcuni alcolisti riescono ad uscirne senza un aiuto o un trattamento formalizzato.

La terapia cognitivo comportamentale ha contribuito in modo significativo alle principali scoperte nel campo dell’alcol negli ultimi decenni, in particolare nelle aree della valutazione e delle tecniche di trattamento e cura.

I trattamenti cognitivo comportamentali iniziano con una valutazione dettagliata del comportamento del bevitore. Queste informazioni vengono utilizzate per sviluppare un piano individualizzato per promuovere cambiamenti positivi e benefici nel comportamento target e nei comportamenti correlati.

I principi guida comuni suggeriscono che il trattamento: (a) dovrebbe essere individualizzato; (b) dovrebbe essere meno restrittivo (richiedendo il minimo cambiamento di vita pur continuando a raggiungere gli obiettivi e mantenendo i risultati); (c) dovrebbe essere progettato per includere componenti che migliorano l’impegno al cambiamento (motivazione), consentendo ai pazienti essere loro stessi la guida del proprio trattamento; (d) dovrebbe affrontare i problemi relativi alla ricaduta, poiché i tassi di recidiva nell’alcolismo sono estremamente alti dopo il trattamento.

Quanto dura il trattamento per l’alcolismo?

La durata del trattamento varia a seconda delle esigenze del paziente. Per alcuni questo potrebbe significare alcune sessioni; per altri potrebbe comportare un processo più lungo o più intenso. Si raccomanda che il trattamento inizi con l’intervento minimo adatto alla gravità del problema, con tecniche aggiuntive implementate solo se necessario.

Disturbo da accumulo compulsivo Disturbi

Il disturbo da accumulo compulsivo

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna:

Che cos’è l’accumulo compulsivo e come viene diagnosticato?

L’accumulo compulsivo (hoarding in inglese) è molto più che avere un sacco di cose. È uno specifico tipo di comportamento che può avere conseguenze gravi sulla vita di una persona e di chi gli sta vicino.

Cos’è l’accumulo compulsivo o disposofobia?

L’accumulo compulsivo o patologico è un comportamento problematico caratterizzato da:

  • acquisire e non riuscire a buttare via un gran numero di oggetti che sembrerebbero avere poco o nessun per gli altri, come vecchie riviste, contenitori, vestiti, libri, posta indesiderata, ricevute, note o elenchi
  • la presenza di un grave disordine in casa tale da non poter essere più utilizzata come uno spazio vivibile.
  • disagio significativo o menomazione del lavoro o della vita sociale

Chi colpisce il disturbo da accumulo compulsivo?

Circa il 15% delle persone con un disturbo ossessivo compulsivo dichiarano l’accumulo come sintomo principale, altri lo indicano come un sintomo secondario. L’accumulo può verificarsi anche in persone con altri disturbi psichiatrici, come disturbi del controllo degli impulsi o disturbi da tic.

Il disturbo da accumulo compulsivo è piuttosto raro. Di solito inizia nell’infanzia e spesso passa inosservato fino all’età adulta. Le persone che accumulano spesso hanno parenti che ne hanno sofferto a loro volta in passato.

Spesso il disturbo da accumulo compulsivo è accompagnato da altri disturbi, primo tra tutti dalla depressione e da disturbi di personalità.

L’accumulo compulsivo tiene la tua vita in sospeso

Se accumuli, investi molta energia acquistando oggetti o cercando omaggi gratuiti. Alcune persone ricorrono al furto per acquisire oggetti di valore.

Le persone che accumulano spesso frequentano le svendite di seconda mano, le discariche e altre aree in cui i rifiuti vengono raccolti per cercare oggetti di interesse. L’acquisto di articoli online è diventata una delle modalità preferite per le persone che accumulano, in quanto consente loro di evitare l’imbarazzo di fare acquisti multipli di persona.

Se accumuli, non è raro avere una serie di rigide credenze riguardo ai tuoi beni. Le persone che accumulano spesso sostengono che i loro averi accumulati hanno un valore molto alto e che potrebbero tornare utili per il futuro. Inoltre, potresti persino vedere i tuoi beni come amici e sentirti in colpa per averli scartati.

Molte persone che accumulano compulsivamente tengono segreta e la loro condizione e provano un profondo imbarazzo. A causa della segretezza e dell’imbarazzo, le relazioni interpersonali e professionali sono spesso ostacolate. Molti accaparratori rimangono single per tutta la loro vita e possono ritrovarsi incapaci di mantenere un lavoro.

Come diagnosticare il disturbo da accumulo compulsivo

Sebbene l’accumulo possa essere imbarazzante, molte persone si sentono sollevate dopo aver rivelato il loro comportamento ad un medico o ad un psicoterapeuta. Come nel disturbo ossessivo compulsivo, la diagnosi di disposofobia dovrebbe essere fatta solo da un professionista della salute mentale qualificato, come un medico o uno psicologo.

Per diagnosticare l’accumulo compulsivo, potresti porti alcune di queste domande:

  • Sei in grado di resistere all’impulso di raccogliere oggetti, anche quelli che sai che non userai mai?
  • Eviti spesso di buttare via le cose perché sarebbe troppo sconvolgente per te?
  • Quale percentuale della tua casa è inutilizzabile a causa del disordine?
  • I tuoi beni sono in disordine?
  • Quanto ti mette in imbarazzo il disordine della tua casa?

Quale trattamento è possibile per il disturbo da accumulo compulsivo?

L’accumulo non sembra rispondere positivamente al trattamento farmacologico come altre forme di disturbo ossessivo compulsivo. Un approccio cognitivo comportamentale può essere più efficace, in quanto mira specificamente ai pensieri disfunzionali che sono spesso presenti tra le persone che accumulano.

Con il metodo comportamentale è possibile utilizzare una serie di strategie, come per esempio l’esposizione con prevenzione della risposta, limitando le aree disponibili per l’accumulo e individuano migliori tecniche di organizzazione degli spazi messi in confusione.

Gioco d'azzardo patologico Disturbi

Gioco d’azzardo patologico

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna:

Come uscire dal problema del gioco d’azzardo patologico

Le scommesse possono essere un serio problema per molte persone. Il gioco d’azzardo patologico, chiamato anche ludopatia, può distruggere la vita di una persona e dei suoi cari. Inoltre spesso causa problemi personali e la rovina finanziaria. Il problema del gioco d’azzardo a volte può anche portare a mettere in atto comportamenti criminali.

Che cos’è il disturbo da Gioco d’Azzardo

Un giocatore compulsivo, o patologico, è una persona che non è in grado di resistere ai suoi impulsi di scommettere. Ciò porta a gravi conseguenze personali e sociali. L’impulso a giocare diventa così forte che la tensione può essere alleviata solo attraverso ulteriore gioco.

C’è una linea molto sottile tra il disturbo da gioco d’azzardo e il gioco d’azzardo sano. Il segno critico del problema del gioco d’azzardo è spesso nascosto nella consapevolezza o nella negazione. Molti giocatori d’azzardo in genere non sanno di avere un problema. Ammettere di avere un problema è il primo passo per il recupero. Sfortunatamente questa realizzazione normalmente emerge solo quando un giocatore d’azzardo tocca il fondo ed è obbligato a chiedere aiuto.

Quali sono i sintomi del disturbo da gioco d’azzardo?

Come faccio a sapere se sono un giocatore compulsivo o patologico?

Sebbene a certe persone piaccia giocare occasionalmente, il giocatore patologico di solito progredisce dal gioco occasionale al gioco abituale e continuativo.

Secondo i manuali di diagnosi psichiatrica il gioco d’azzardo patologico o ludopatia viene diagnosticato attraverso  la presenza di quattro (o più) dei seguenti sintomi in un periodo di 12 mesi:

  • Bisogno di giocare grandi somme di denaro sempre maggiori per provare la stessa o più eccitazione.
  • Aver tentato di ridurre o abbandonare il gioco d’azzardo in maniera  infruttuosa.
  • Sentirsi irrequieti o irritabili quando si tenta di ridurre o smettere di giocare.
  • Provare molta preoccupazione o avere eccessivi pensieri legati al gioco (ad es. ricordare esperienze di gioco precedenti, pianificare la prossima giocata, pensare a modi per ottenere denaro con cui giocare ancora).
  • Il bisogno di giocare può aumentare nel tentativo di sfuggire da problemi personali, per sentimenti di impotenza o colpa o nel eliminare le emozioni di tristezza o di ansia
  • Scommettere maggiori quantità di denaro per cercare di recuperare le perdite precedenti.
  • Mentire sulla quantità di tempo o denaro spesi nel gioco d’azzardo.
  • Perdere il lavoro, una relazione, o opportunità educative o di carriera a causa del gioco d’azzardo.
  • Chiedere in prestito denaro a causa di perdite di gioco, soprattutto quando le situazioni finanziarie diventano disperate a causa del coinvolgimento nel gioco d’azzardo.

La dipendenza dal gioco d’azzardo è un problema significativo nella maggior parte delle nazioni mondiali, colpisce gli adulti di tutte le età. Ne sono affetti dall’1 al 3% di adulti, negli uomini più spesso che nelle donne. Di solito inizia nell’adolescenza negli uomini e più tardi nelle donne. Fino a poco tempo fa, i casinò e le scommesse sportive erano difficilmente accessibili. La crescita dell’utilizzo di Internet e la nascita di sale slot hanno aumentato drasticamente la possibilità di accesso a tutti gli adulti, compresi gli anziani. Quest’ultimi forse più vulnerabili rispetto ad altri gruppi di età, data la loro maggiore dipendenza da redditi fissi e una capacità più limitata di recuperare dalle perdite di gioco.

Ulteriori complicazioni

Le persone con comportamenti patologici di gioco hanno spesso problemi con l’abuso di alcool e altre sostanze, di depressione e d’ansia. Le persone con comportamenti patologici di gioco d’azzardo prendono spesso in considerazione il suicidio, e alcuni di loro lo tentano.

Le persone con comportamenti patologici di gioco tendono ad avere problemi finanziari, sociali e legali. Come bancarotta, divorzio, perdita del lavoro e il carcere. Lo stress e l’eccitazione del gioco d’azzardo possono portare ad attacchi di cuore nelle persone a rischio. Ottenere il trattamento giusto può aiutare a prevenire molti di questi problemi.

Come uscire dal gioco d’azzardo patologico?

Il gioco d’azzardo compulsivo può essere trattato. Il trattamento inizia con il riconoscimento del problema da parte di chi ne soffre.

Le opzioni di trattamento includono psicoterapia individuale, di gruppo e gruppi di supporto di auto-aiuto. I principi dell’astinenza che si applicano ad altri tipi di dipendenza, come l’abuso di sostanze e la dipendenza da alcol, sono utili anche nel trattamento del comportamento compulsivo del gioco d’azzardo.

Come l’alcol o la tossicodipendenza, il gioco d’azzardo patologico è una malattia cronica che tende a peggiorare senza trattamento. Anche se con il trattamento, è normale ricominciare a giocare d’azzardo (recidiva), le persone con gioco d’azzardo patologico possono trovare molti benefici con il trattamento giusto. Molte persone sono in grado di ottenere il controllo sulla propria vita dopo aver intrapreso un trattamento corretto.

La ricerca scientifica ha dimostrato che la terapia cognitivo-comportamentale può essere molto utile per le persone con problemi di gioco d’azzardo, in quanto li aiuta ad identificare i pensieri, gli atteggiamenti e le convinzioni che li portano a giocare d’azzardo. Un approccio cognitivo e comportamentale affronta inoltre le distorsioni cognitive del giocatore (errate convinzioni) per aiutarlo a mantenere nel tempo l’astinenza al gioco.

dott. Giovanni Zanusso

sintomi attacchi di panico Disturbi

Attacco di panico e disturbo di panico

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna:

Attacco di panico e disturbo di panico

Il disturbo di panico è un disturbo d’ansia caratterizzato da improvvisi attacchi di ansia, noti come attacchi di panico, combinati con una persistente preoccupazione per il possibile futuro ricorrere di un attacco di panico. Molte persone confondono un attacco di panico per un attacco di cuore o altre emergenze mediche potenzialmente letali a causa dell’intensità delle sensazioni che accompagnano il panico. A volte la preoccupazione per i futuri attacchi di panico diventa così forte, che le persone riducono le loro attività e smettono di impegnarsi in funzioni importanti come andare al lavoro o addirittura uscire di casa. Quando gli attacchi di panico inducono a non sentirsi più a proprio agio lontano da un luogo sicuro possono diventare un disturbo di panico con agorafobia, una forma più grave di disturbo di panico.

Che cosa causa gli attacchi di panico e il disturbo di panico?

Sappiamo che il disturbo di panico ha una forte componente genetica. Tuttavia, è chiaro che stress e altri fattori ambientali giocano un ruolo importante. Spesso il disturbo di panico si sviluppa dopo che si sperimenta un attacco di panico per la prima volta. L’esperienza è così fuori dal comune e così spaventosa, che le persone si preoccupano di una ricorrenza futura. Di solito, è questo aumento di preoccupazione e ansia per i futuri attacchi di panico che ci rende più suscettibili ai sintomi del panico, che a loro volta causano maggiore preoccupazione, e quindi più panico.

Le persone con disturbo di panico tendono ad essere molto attenti ai sintomi fisici che sono simili al panico. Per esempio, alcune persone dopo aver camminato su una rampa di scale notano che il loro cuore batte più rapidamente, il che fa aumentare l’ansia per il rischio di un attacco di panico. Siccome  queste persone sono molto sensibili a qualsiasi sintomo fisico fuori dal comune, mantengono il ciclo vizioso dell’ansia e dell’attacco di panico.

Chi può sviluppare il disturbo di panico?

Il disturbo di panico si verifica in circa 6 milioni di adulti americani ed è due volte più comune nelle donne rispetto agli uomini. Gli attacchi di panico di solito iniziano nell’adolescenza o nella prima età adulta, anche se non tutti coloro che sperimentano attacchi di panico sviluppano un disturbo di panico. Molte persone hanno un solo attacco e non ne hanno nessun un altro in seguito, altri invece continuano a sviluppare ulteriori sintomi. La ricerca suggerisce che la predisposizione a sviluppare attacchi di panico sembri essere ereditata.

Sintomi del disturbo di panico

Le persone con disturbo di panico hanno una combinazione dei seguenti sintomi:

  • Improvvisi e ripetuti attacchi di paura.
  • Una sensazione di essere fuori controllo durante un attacco di panico.
  • Un’intensa preoccupazione su quando avverrà il prossimo attacco.
  • Paura o evitamento di luoghi in cui si sono verificati attacchi di panico in passato.
  • I sintomi fisici di un attacco di panico spesso includono: battito cardiaco accelerato, sudorazione, problemi respiratori, debolezza o vertigini, sensazione di caldo o freddo, mani doloranti o insensibili, dolore toracico, dolori allo stomaco e formicolii agli arti.

Come diagnosticare il disturbo di panico

Gli attacchi di panico possono verificarsi in qualsiasi momento, anche durante il sonno. Non sempre gli attacchi di panico sono innescati da un’intensa paura di qualcosa di specifico. Molte persone provano attacchi apparentemente casuali, senza alcun innesco identificabile. Un attacco di panico completo di solito può durare dieci minuti, ma la maggior parte durano significativamente meno. Non c’è niente di pericoloso o anormale nell’avere un attacco di panico. Molte persone temono di metta a dura prova il proprio corpo, e quindi temono ancora di più gli attacchi di panico. Tuttavia, la tensione che un attacco di panico esercita sul cuore e sul fisico è paragonabile all’impatto di salire una rampa di scale.

Una diagnosi accurata del disturbo di panico è molto importante, in quanto la corretta diagnosi può portare ad un trattamento più efficace. Gli individui che soffrono di attacchi di panico ripetuti possono diventare disabili a causa delle loro condizioni e si consiglia di cercare un trattamento prima di iniziare ad evitare luoghi o situazioni che si teme possano scatenare un altro attacco di panico.

La diagnosi precoce e l’intervento attraverso un trattamento cognitivo comportamentale di solito possono prevenire lo sviluppo di un disturbo di panico. Sfortunatamente, molti con questo disturbo evitano l’intervento psicologico, restando senza diagnosi e soffrendo in silenzio.

Il disturbo di panico è uno dei più curabili di tutti i disturbi d’ansia; alcuni studi indicano che circa il 90% delle persone con disturbo di panico sottoposti a terapia cognitivo comportamentale mostrano una significativa diminuzione dei sintomi di ansia dopo solo 12 sedute.

Il disturbo di panico può essere accompagnato da altre gravi condizioni, come depressione e abuso di alcol o droghe. Gli psicologi sono i professionisti più qualificati per diagnosticare e trattare in modo accurato il disturbo di panico.

Trattamento degli attacchi di panico senza farmaci

Ricerche significative hanno dimostrato che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è il trattamento più efficace per gli attacchi di panico e il disturbo di panico. In numerosi studi, la CBT ha evidenziati efficacia di gran lunga superiore rispetto a tutti gli altri trattamenti psicologici, inclusi i farmaci anti-ansia. Studi scientifici hanno costantemente dimostrato che la CBT è più efficace nel ridurre i sintomi, il trattamento è più breve nella durata, e i risultati durano più a lungo per più persone, rispetto ad altri tipi di terapia.

Il trattamento cognitivo comportamentale per attacchi di panico e disturbo di panico di solito comporta una combinazione dei seguenti interventi:

Tecniche di rilassamento: l’allenamento alle tecniche di rilassamento può essere utile nelle fasi iniziali del trattamento per il panico. Spesso le persone diventano sempre più ansiose nel tempo, tanto che i loro fisici sono sovraccarichi di tensione muscolare, rendendoli ancora più suscettibili di ulteriore ansia. Solitamente l’allenamento per il rilassamento prevede il rilassamento attraverso il respiro o il rilassamento muscolare progressivo.

Ristrutturazione cognitiva: la Ristrutturazione cognitiva è un metodo per diventare più consapevoli dei modelli di pensiero che provocano ansia e sostituirli con un pensiero più equilibrato e meno ansioso. Riducendo l’intensità delle reazioni ai sintomi di panico e alle situazioni temute, è possibile ridurre ulteriormente l’ansia e ridurre la frequenza, l’intensità e la durata dei sintomi di panico.

Consapevolezza (Mindfulness): una tecnica meditativa presa in prestito dalle tradizioni orientali della meditazione, la consapevolezza come strumento per superare l’ansia sta diventando sempre più al centro di una grande quantità di ricerca scientifica. Nel trattamento del disturbo di panico, è usato per insegnare alle persone a sperimentare sensazioni fisiche spiacevoli senza reagire negativamente a loro, quindi cortocircuitando il circolo vizioso della paura e del panico.

Trattamento dell’esposizione: quando le persone si sentono meno ansiose per i futuri attacchi di panico dovuti all’allenamento rilassante, alla consapevolezza e alla ristrutturazione cognitiva, sono più capaci di affrontare situazioni che provocano ansia. L’esposizione sistematica è un intervento che aiuta le persone ad affrontare ciò che normalmente evitano. Mettendosi di proposito in situazioni difficili, disinnescano la paura associata a loro e non temono più le situazioni in futuro.

Riduzione dello stress: per alcune persone, la riduzione degli eventi stressanti può essere una parte importante del trattamento per l’ansia. Una combinazione di 1) imparare a reagire alle diverse situazioni in modo più calmo e 2) ridurre lo stress non necessario, può essere utile per ridurre l’ansia generale e migliorare la qualità della vita.

dott. Giovanni Zanusso

ansia sociale Disturbi

Ansia e fobia sociale

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna:

Il disturbo d’ansia e fobia sociale

Ovvero quando la timidezza diventa un problema

Molte persone si sentono tese o timide in certe occasioni, come per esempio fare un discorso in pubblico o affrontare un colloquio di lavoro. Ma la fobia sociale o il disturbo d’ansia sociale (DAS), sono molto di più della semplice timidezza o di una tensione occasionale. Con la fobia sociale la paura di sentirti imbarazzato è così intensa che si tende ad evitare tutte quelle situazioni che la potrebbero innescare.

Che cos’è il disturbo d’ansia sociale o la fobia sociale?

Il disturbo d’ansia sociale, chiamato anche fobia sociale, ha a che fare con la paura di certe situazioni sociali, specialmente quelle poco famigliari o nelle quali ci si sente osservati o valutati da altre persone. Queste situazioni possono essere così temute che si diventa ansiosi solo immaginandole e si fa di tutto per evitarle, limitando in questo modo molte delle esperienze importanti della propria vita.

Sottostante all’ansia sociale c’è la paura di essere scrutato, giudicato o sentirsi in imbarazzo in pubblico. Si può temere che le persone si facciano una brutta impressione di noi o che non si voglia entrare in comparazione con gli altri. Ma anche se si realizza che la paura di essere giudicati è qualcosa di eccessivo e irrazionale, si continua a provare ansia e a non ottenere aiuto.

Segni e sintomi dell’ansia sociale

Solo per il fatto di sentirsi occasionalmente tesi nelle situazioni sociali non vuol dire di soffrire di un disturbo d’ansia sociale. Molte persone si sentono timide o imbarazzate occasionalmente, ma questo non incide nel loro funzionamento quotidiano. Il disturbo d’ansia sociale, dall’altra parte, interferisce pesantemente con la propria routine quotidiana ed fonte di forte disagio.

Per esempio è perfettamente normale essere nervosi prima di un discorso in pubblico. Ma se si soffre di fobia sociale, potreste essere preoccupati per settimane prima, fingersi malati, oppure tremare e balbettare così vistosamente durante il discorso da non poter parlare.

I sintomi emotivi e cognitivi dell’ansia sociale:

  • Eccessivo imbarazzo ed ansia nelle situazioni sociali di tutti i giorni
  • Preoccupazione intensa prima di una situazione sociale
  • Pensieri intrusivi delle cose che ci rendono ansiosi; si cerca di evitare di pensarci senza riuscirci
  • Estrema paura di essere guardati o giudicati da altri, specialmente da chi non si conosce
  • Paura di comportarsi in maniera imbarazzate o umiliante
  • Paura che gli altri notino l’imbarazzo

I sintomi fisici dell’ansia sociale:

  • rossore al volto
  • fiato corto
  • nausea o nodo allo stomaco
  • Tremori, inclusa voce tremolante
  • Battito cardiaco accelerato o compressione al costato
  • Sudorazione o vampate di calore
  • Provare vertigini o avere la sensazione di svenire

I sintomi comportamentali dell’ansia sociale :

  • Evitamento delle situazioni sociali tale da limitare le proprie normali attività
  • Restare silenziosi e nascosti per cercare di non essere notati
  • Bisogno di portare sempre un compagno con se ovunque si vada
  • Bere alcolici prima delle situazioni sociali per assopire la tensione

Le situazioni più comuni che scatenano l’ansia sociale

Anche se può sembrare come se si fossi gli unici ad avere questo problema, l’ansia sociale è in realtà abbastanza comune. Molte persone sperimentano ansia nella maggior parte delle situazioni sociali o di performance. Altri invece provano ansia solo in certe situazioni specifiche come parlare a degli stranieri, mischiarsi ad una festa o parlare di fronte ad un pubblico.

Al lavoro: parlare ad un pubblico, in un meeting, parlare con persone importanti o delle autorità, essere criticarti.

A scuola: Essere interrogati, fare un esame, essere valutato.

In pubblico: Usare bagni pubblico, mangiare o bere in pubblico, partecipare a delle feste, incontrare nuove persone.

In altre situazioni: Fare telefonate, essere osservati mentre si fa qualcosa, essere al centro dell’attenzione, uscire per un appuntamento.

Come gestire l’ansia sociale nel momento stesso che si presenta

Fa parte della natura umana sentirsi vulnerabili in certe situazioni. Nel corso del tempo, il sistema nervoso si è evoluto in modo da fornire metodi istintivi per alleviare rapidamente lo stress e l’ansia generata da questa vulnerabilità.

Controllare il respiro

Quando si diventa ansiosi avvengono molti cambiamenti nel vostro corpo. Uno dei primi cambiamenti è che si comincia a respirare rapidamente. La respirazione superficiale rapida mette in crisi l’equilibrio di ossigeno e anidride carbonica nel nostro corpo, che successivamente porta a peggiorare i sintomi fisici dell’ansia, come vertigini, sensazione di soffocamento, aumento della frequenza cardiaca, e tensione muscolare.
Imparare a rallentare la respirazione può aiutare a lenire i sintomi fisici dell’ansia di tenerla nuovamente sotto controllo.

Cercare di sfidare i pensieri negativi

Chi soffre di ansia sociale ha pensieri e credenze che contribuiscono alla ansia negativamente. Sfidare questi pensieri negativi è un modo efficace per ridurre i sintomi dell’ansia sociale.

Il primo passo è quello di identificare i pensieri negativi automatici che sono alla base la paura in situazioni sociali. Il passo successivo è quello di analizzarli e metterli in discussione.

Cambia stile di vita che può aiutare a sentirsi più sicuri

  • Fare attività fisica
  • Limitare o eliminare caffeina e cibi troppo zuccherati
  • Mere alcol moderatamente
  • Smettere di fumare
  • Fare un sonno di qualità

Affrontare le paure

Una delle cose più utili da poter fare per superare l’ansia sociale è quello di affrontarle piuttosto che evitarle. L’evitamento mantiene attivo il disturbo. E’ normale avere sentimenti che causano ansia, ma se questi sentimenti non vengono affrontati, sarà sempre più difficile farne fronte.

Se hai già provato queste semplici tecniche ma l’ansia continua ad essere troppo forte da non permetterti di goderti le normali interazioni sociali, potrebbe essere necessario un aiuto professionale.

Psicologo ansia Disturbi

Il disturbo d’ansia

Psicologo a Pieve del Grappa e Montebelluna:

Il disturbo d’ansia

L’ansia viene definita come uno stato di nervosismo, apprensione e insicurezza che può o non può essere associata a fattori di stress della vita reale. Tutti ne provano un certo livello periodicamente, ma quando questi sentimenti di paura e preoccupazione sono poco definiti, travolgenti, ricorrenti e non direttamente legati ad eventi stressanti, l’ansia può provocare nelle persone una grave compromissione psicologica ed emotiva.
I disturbi d’ansia comportano un costo piuttosto elevato per la società e per le persone che ne soffrono. Spesso si associano a un rischio maggiormente elevato di soffrire di malattie cardiovascolari e di altre patologie. Le persone con questo disturbo inoltre hanno un rischio raddoppiato di presentare ideazione suicidaria e tentativi di suicidio rispetto alle persone senza una diagnosi psichiatrica, hanno una maggiore difficoltà di trovare un’occupazione lavorativa e sono afflitte da gravi disagi interpersonali. Tutti i disturbi d’ansia sono associati con riduzioni sostanziali nella qualità della vita.

Sintomi e patologie correlate

I sintomi dell’ansia comprendono pensieri preoccupanti, intrusivi ed ossessivi, confusione e difficoltà di concentrazione, irrequietezza, irritabilità, frustrazione e disperazione . Una persona con ansia può sentirsi tesa, con sensazioni fisiche sgradevoli, quali tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato (tachicardia), nausea e difficoltà respiratorie. Quando l’insorgenza di tali sintomi è intensa ed improvvisa è spesso indicativa di un attacco di panico. L’ansia può anche portare a mal di testa, insonnia, problemi digestivi, e vertigini .
L’ansia è alla radice di molte condizioni di sofferenza mentale, tra cui attacchi di panico e fobie, e viene spesso direttamente correlata con altre condizioni, come le ossessioni e le compulsioni, stress post-traumatico e depressione. Il Manuale Diagnostico e Statistico (DSM 5), elenca i seguenti problemi di salute mentale come disturbi d’ansia:

  • Ansia da separazione
  • Mutismo selettivo
  • Panico
  • Fobie specifiche
  • Ansia sociale
  • Agorafobia
  • Ansia indotta da condizione medica
  • Ansia generalizzata

Come si sviluppa l’ansia?

L’ansia, come la reazione di attacco o fuga, è un meccanismo di sopravvivenza che permette alle persone di proteggersi al fine di evitare sofferenze, ma se una persona sperimenta ripetutamente e inutilmente estremi livelli di paura e preoccupazione tenderà a sentirsi impotente ed incapace di alleviarne i sintomi.
La predisposizione verso l’ansia ha basi sia biologiche che ambientali. In altre parole i comportamenti ansiosi possono essere sia ereditati che appresi. Ad esempio, la ricerca ha dimostrato che i bambini ansiosi sono probabilmente nati da genitori ansiosi,  quei genitori d’altro canto possono anche aver insegnato queste tendenze ansiose con il proprio comportamento. L’ansia può anche svilupparsi come conseguenza di un trauma irrisolto che lascia una persona in uno stato fisiologico di elevata evitabilità.

Quale terapia funziona per l’ansia?

Grazie alla sua efficacia dimostrata (Guide NICE), la terapia che più spesso viene raccomandata per il trattamento dei disturbi d’ansia, è la terapia cognitiva e comportamentale (CBT). Piuttosto che trattare i soli sintomi, come fanno ad esempio i farmaci, la psicoterapia si propone di individuare e affrontare l’origine dell’ansia. Il processo auto riflessivo della terapia aiuta le persone a capire, svelare e trasformare l’ansia ed imparare tecniche di auto-aiuto da usare nel caso in cui l’ansia insorga di nuovo.
Il terapeuta collabora assieme al cliente su un piano di trattamento, lavorando sia su modifiche del proprio stile di vita che su tecniche specifiche per alleviare l’ansia come: meditazione, terapia di gruppo, gestione dello stress, tecniche di rilassamento, cura di sé ed esercizio fisico.

I farmaci per l’ansia

I farmaci per l’ansia sono studiati per trattare i sintomi specifici dell’ansia e per consentire ad una persona che ne è affetta di migliorare la propria funzionalità quotidiana e di sentirsi meglio; non possono, tuttavia, modificare le sottostanti cause emotive e psicologiche dell’ansia o di aiutare la persona ad imparare a far fronte a eventi futuri che possono in qualche modo provocare una reazione ansiosa. I farmaci più comuni per trattare l’ansia sono gli antidepressivi, quali Celexa, Lexapro, Prozac, Zoloft e i farmaci ansiolitici come Tavor (Lorazepam), Xanax (Alprazolam), Valium o Ansiolin (Diazepam), En (Delorazepam), Rivotril, Lorans, Lexotan.
Effetti collaterali indesiderati sono piuttosto comuni. Ogni persona risponde ai farmaci in modo diverso ed è quindi estremamente importante monitorare cambiamenti di umore e di comportamento al fine di scegliere il farmaco giusto.

Depressione Disturbi

Depressione

La depressione

I disturbi dell’umore sono in aumento in tutto il mondo, in particolare secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (pdf) ad oggi la depressione è la principale causa di disabilità per entrambi i sessi in Occidente e per il genere femminile nel resto del mondo, più delle malattie cardio-vascolari.

In base alle ricerche epidemiologiche, sappiamo che la sofferenza psichica colpisce circa un terzo della popolazione generale: ansia e depressione (insieme all’uso dell’alcol) sono tra le principali cause di assenza dal lavoro, più del mal di schiena. In Italia il rischio di incorrere in un episodio depressivo nel corso della vita riguarda il 15% della popolazione generale e, proprio in questo momento, poco meno del 10% degli italiani ha un episodio depressivo in atto. Sappiamo anche che gli stili di vita sono connessi alla depressione e ad altre sofferenze psichiche: il nostro modo di vivere va sicuramente modificato se produce tanta sofferenza.

Numeri così elevati non possono essere affrontati solo in ambito specialistico (gli attuali servizi di salute mentale non possono prendere in carico più del 3% della popolazione adulta), e la medicina generale, che si fa carico anche di questi problemi insieme a tutti gli altri disturbi fisici, molto spesso non ha gli strumenti culturali idonei ad individuare il problema; di conseguenza il treatment gap (cioè la differenza tra quelli che ricevono una diagnosi e cura adeguata e coloro che ne hanno bisogno) sfiora l’80%.

Che cos’è la depressione ?

La depressione è un disturbo dell’umore che provoca una sensazione persistente di tristezza e perdita di interesse. Chiamata anche depressione maggiore, disturbo depressivo maggiore o depressione clinica, colpisce il come ti senti, pensi e ti comporti e può portare ad una serie di problemi sia emotivi e che fisici. Si incorre in difficoltà a fare le normali attività giornaliere; inoltre la depressione può farti sentire come se la vita non fosse degna di essere vissuta.

La depressione non è una debolezza, né qualcosa che si può semplicemente ignorare. Può richiedere un trattamento a lungo termine. Ma non c’è da scoraggiarsi. La maggior parte delle persone affette da depressione si sente meglio assumendo farmaci, attraverso la terapia psicologica o meglio ancora con la loro combinazione.

I sintomi della depressione

Anche se la depressione può avvenire solo una volta durante la propria vita, di solito le persone hanno più episodi depressivi. Durante questi episodi, i sintomi si verificano per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno e possono includere:

  • Sentimenti di tristezza, vuoto o infelicità.
  • Esplosioni di rabbia, irritabilità o frustrazione, anche per le cose più piccole.
  • Perdita di interesse o piacere nelle attività normali, ad esempio il sesso.
  • Disturbi del sonno, tra cui insonnia o dormire troppo.
  • Stanchezza e mancanza di energia, tanto che anche le insignificanti attività richiedono uno sforzo supplementare.
  • Variazioni dell’appetito – spesso ridotto e perdita di peso, ma in certi casi un aumento dell’appetito e di peso.
  • Ansia, agitazione o irrequietezza – per esempio, eccessiva preoccupazione, eccitabilità o incapacità a stare fermo.
  • Rallentamento dei movimenti del corpo.
  • Sentimenti di inutilità o senso di colpa.
  • Difficoltà a pensare, concentrarsi, prendere decisioni e ricordare le cose.
  • Frequenti pensieri di morte, pensieri suicidari, tentativi di suicidio.
  • Problemi fisici non spiegati da esami medici, come mal di schiena o mal di testa.

Per alcune persone, i sintomi della depressione sono talmente gravi che appare ovvio che qualcosa che non va. Altre invece si sentono generalmente infelici senza sapere bene perché.

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